Il sindacato, per voce del presidente regionale Roberto Pieralli, invita a evitare giudizi sommari, soprattutto quando mancano elementi essenziali, 'perché - dice -- non aiutano né la ricerca della verità né il miglioramento del sistema.
'Gli interventi su persone in grave agitazione psicomotoria non sono eventi eccezionali, ma situazioni affrontate con frequenza quasi quotidiana da sanitari e forze dell’ordine. L’agitazione non è una diagnosi, ma un sintomo che può derivare da cause molto diverse: patologie psichiatriche, sospensione delle terapie, intossicazioni da alcol, farmaci o sostanze, condizioni neurologiche, delirium, alterazioni metaboliche come una semplice ma pericolosa ipoglicemia. Comportamenti simili possono nascondere quadri clinici profondamente differenti e richiedere trattamenti altrettanto diversi. Per questo ogni intervento dovrebbe prevedere, nel più breve tempo possibile, la presenza di un team sanitario in grado di effettuare una valutazione clinica orientata al diagnostico differenziale e di avviare un trattamento adeguato'
SNAMI invita a superare la rigida distinzione tra ordine pubblico ed emergenza sanitaria, ricordando che fuori dall’ospedale le due dimensioni spesso si sovrappongono. Le forze dell’ordine devono garantire la sicurezza della persona, dei presenti e dei soccorritori, mentre il personale sanitario deve poter valutare rapidamente le cause dell’agitazione e individuare il trattamento più appropriato, anche farmacologico. Quando le tecniche di de‑escalation non bastano, può rendersi necessaria una sedazione farmacologica d’emergenza, prescritta da medici qualificati, non come misura coercitiva ma come intervento di protezione del paziente e degli operatori. Allo stesso modo, eventuali immobilizzazioni fisiche devono essere compatibili con la sicurezza respiratoria e circolatoria e accompagnate da monitoraggio clinico continuo.
La posizione del sindacato si traduce nella richiesta di protocolli operativi condivisi tra 112, 118, forze dell’ordine, pronto soccorso e salute mentale; criteri chiari per l’invio tempestivo di mezzi medicalizzati; formazione congiunta tra sanitari e operatori delle forze dell’ordine; linee di indirizzo comuni su de‑escalation, immobilizzazione, sedazione, monitoraggio e trasferimento; audit multidisciplinari orientati al miglioramento e non alla ricerca immediata di un colpevole.
'Non si può credere che ogni tragedia sia sempre evitabile, ma si può pretendere che il sistema metta gli operatori nelle condizioni di intervenire con tutte le professionalità necessarie, nel minor tempo possibile e secondo procedure condivise. Ogni persona in grave agitazione dovrebbe essere considerata a priori un paziente critico, fino a quando non sia stato ragionevolmente escluso il contrario' - affermano Roberto Pieralli, presidente regionale, e Daniela Pellati, responsabile del settore 118.
'SNAMI chiede l’apertura di un tavolo regionale che coinvolga 112, 118, forze dell’ordine, pronto soccorso, salute mentale e rappresentanze professionali, per verificare l’adeguatezza dell’attuale risposta e definire un modello condiviso per gli interventi sulle persone in grave agitazione. Il sindacato ribadisce che la rete dei mezzi di soccorso avanzato — automediche con medico e infermiere a bordo — non può essere considerata un costo da contenere, ma una garanzia collettiva simile a un’assicurazione: tutti sperano di non averne bisogno, ma quando serve deve funzionare immediatamente e al meglio'.



