Eppure di fronte a questo dramma, la città e la provincia sembrano voler chiudere gli occhi. O almeno sembrano non voler ammettere la negativa specificità modenese anche rispetto alla regione Emilia Romagna. Modena oggi non è Bologna, non è Reggio, non è Piacenza, non è Rimini. E' qualcosa di diverso e di maggiormente preoccupante. Eppure ancora si parla di piste da sci da tenere aperte, di Natale da non cancellare e di biblioteche da riaprire. Tutto bellissimo. Ma il problema è che oggi la realtà a Modena non è affatto bella. E descriverla tale non la cambia. Anzi la peggiora.
Durante la prima ondata la Regione davanti all'incremento dei casi a Rimini e Medicina assunse decisioni drastiche, peraltro sempre difese anche a posteriori dall'allora commissario Covid Sergio Venturi. Rimini e Medicina vennero chiuse e questo evitò una 'seconda Lombardia' come disse proprio Venturi. Oggi un commissario regionale non c'è. C'è un assessore, che la scorsa consigliatura si occupava di trasporti. A Modena il sindaco negli ultimi interventi sul suo profilo Facebook parla della Mille Miglia e della Motor Valley. Si evoca una terza ondata da scongiurare, come se la seconda fosse finita quando i fatti dicono platealmente che non è così. Certo, il ritornello con gli inviti a indossare la mascherina non manca mai. Ma nulla più. Nelle orecchie rimbomba ancora quel 'Modena non si ferma', i tavolini sotto le stelle, l'idea che la parola 'coprifuoco' non sia bella e non va condivisa, come disse lo stesso sindaco appena un mese fa (qui il link).
Modena non si ferma, ma così il virus non si ferma. E gli ospedali sono al collasso. Questa è la verità.
Misure drastiche compensate da aiuti veri alle imprese (cominciando da una riduzione delle tasse, a partire dalla Tari, finora rimandata dalla giunta), per consentire loro di sopravvivere e per poi ripartire. L'alternativa è ritardare la ripartenza e aumentare la sofferenza e l'agonia di questi mesi.
Giuseppe Leonelli


