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Emergenza-urgenza senza medici: l'Ausl punta tutto (o quasi) su algoritmi, infermieri e volontari

Emergenza-urgenza senza medici: l'Ausl punta tutto (o quasi) su algoritmi, infermieri e volontari

Nella gestione dei primi 20 minuti dell'intervento su codici rossi. Un documento, non ancora pubblico, spiega le proposte future per la gestione del sistema


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Mezzi con infermieri al posto di medici, e mezzi con infermieri sostituiti da altri attrezzati con dispositivi salvavita, ma gestiti da volontari soccorritori. Con base fissa in nuovi punti dai quali gestire, con un unico mezzo, una fetta più ampia di territorio ed un numero maggiore di interventi in codice rosso all'anno.
Il tutto calcolato sulla base di algoritmi che non si limitano a definire la posizione migliore della sede fissa da cui fare partire l'auto di emergenza (nel caso di Vignola per esempio l'auto medica non dovrebbe più avere sede a Vignola), ma anche le manovre base che un infermiere soccorritore, senza supporto o presenza medica, deve eseguire in emergenza. Attraverso l'uso di procedure definite da protocolli standard di intervento. Questa la tendenza che il sistema regionale e provinciale dell'emergenza urgenza sta adottando, e propone di adottare, per il futuro, per fare fronte alla carenza ormai strutturale ed endemica di medici specializzati.

 

Una crisi che aumenterà dal 1° novembre soprattutto per le zone di Carpi e Mirandola dove saranno interrotti, con la scadenza naturale del 1 ottobre, e non più rinnovati, i 45 turni di Pronto Soccorso gestiti dai medici delle cooperative private esterne.
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Una situazione che renderà le scelte gestionali e di riorganizzazione ancora più forti.

 

Una crisi che la politica sanitaria nazionale e locale non è riuscita ad affrontare e gestire, negli anni pre e post Covid, al punto da considerarla ormai elemento irreversibile, tale da fronteggiare solo con soluzioni tampone o una riorganizzazione delle risorse a disposizione che prospetta uno scenario di intervento diretto emergenziale sul territorio senza medici; un sistema che di fatto 'scarica' sulla figura dell'infermiere specializzato o dei volontari soccorritori 118 carichi di lavoro, competenze e responsabilità importanti, un tempo prerogativa prevalente del personale medico. Che, appunto, non c'è più, o e concentrato solo nei centri di riferimento. Per la montagna, per esempio, l'automedica a Pavullo.

 

Uno scenario che nei giorni scorsi è stato chiaramente espresso dall'Ausl nel dibattito organizzato a Sestola dal locale comitato cittadino alla presenza dei vertici dell'azienda sanitaria e dei medici per la montagna (in cui, dopo l'eliminazione dei medici di emergenza territoriale stanziati a Fanano a supporto del 118, saranno presenti solo mezzi avanzati con infermiere a bordo), e che trova conferma nel documento, non ancora reso pubblico, che doveva essere presentato, portato in discussione e approvazione nella seduta di inizio estate della CTSS, ma così non è stato.
Un documento che abbiamo avuto modo di leggere, in cui l'Ausl dichiara apertamente il deficit di 41 medici di emergenza urgenza sul territorio provinciale: 'Avremmo bisogno di circa 150 Medici di EU; attualmente ne abbiamo 109 ' - sintetizza l'Ausl. Un deficit drammatico e preoccupante che pare non avere soluzione, quanto meno nel breve periodo. Questo perché le condizioni di lavoro dei medici, peggiorate nell'emergenza Covid, sono proseguite generando una fuga di professionisti dal pubblico e perché le uscite, dovute anche ai pensionamenti, non sono compensate se non in minima parte da nuovi ingressi provenienti dai bandi.
Una crisi che sembra anche essere di capacità politica sanitaria, alla quale la stessa politica sanitaria prova oggi a dare risposta disfacendo e ricucendo una rete di assistenza territoriale sempre più bucata e con nodi e cuciture usurate. Il DG Ausl Altini sembrerebbe volere dare una svolta, ma il contesto presenta molte resistenze. Ed è così che la proposta di riorganizzazione si concentra su uno scenario per buona parte considerato senza medici e dove il carico di lavoro e di intervento emergenziale, nei primi 20 minuti dell'intervento in emergenza, si sposta su infermieri e volontari soccorritori.

L'algoritmo per la gestione dell'emergenza urgenza territoriale senza o con pochi medici

Per ottimizzare la distribuzione territoriale e massimizzare l’efficacia degli interventi, l’AUSL ha introdotto e utilizzato un algoritmo che stima il numero di emergenze gestibili da ciascun mezzo in base alla sua posizione.
Questo strumento calcola l’area isocrona di 20 minuti (tempo massimo previsto dalla chiamata di emergenza all'intervento sul posto), tenendo conto dell’orografia, della rete stradale e dello storico degli interventi. Il risultato è una mappa dinamica che consente di riposizionare i mezzi in modo da aumentare la copertura e la rapidità di risposta.
Un esempio emblematico è quello di Vignola. Nella configurazione attuale, l’auto medica riesce a coprire circa 6.600 interventi all’anno all’interno della sua area di 20 minuti. Spostando la stessa automedica da Vignola ad un luogo più baricentrico rispetto a Maranello il numero stimato di interventi sale a 16.900, con un incremento del 146%.

 

Un dato che, da un lato, confermerebbe più efficienza nella gestione degli interventi a parità di mezzi ma un carico superiore di lavoro sul poco personale a disposizione. E qui si ripropone un problema, quello del carico su personale, che era obiettivo superare.
Nel distretto di Sassuolo e Vignola, la nuova configurazione prevede la rimodulazione delle postazioni delle automediche di Maranello e Vignola, con una collocazione più baricentrica e il potenziamento delle interazioni di confine con il mezzo MSA-AM di Bazzano. In sostanza l'area di confine di Vignola con la provincia di Bologna, sarebbe con lo spostamento dell'automedica da Vignola, gestita anche con l'ausilio dell'auto medica di Bazzano. A ciò si aggiunge la conversione parziale del servizio del mezzo con infermiere a bor sedo con un mezzo di base con la strumentazione salvavita e supporto alle funzioni vitali gestito da volontari soccorritori.

 

Nel distretto di Pavullo e nell’area del Cimone, il piano prevede il superamento del MET (Medico di Emergenza Territoriale) a Fanano (già avvenuto dal 1° luglio). Inoltre, per la gestione della continuità assistenziale, l’unificazione della postazione di Mezzo Soccorso Avanzato Altofrignano e la riconversione della flotta MSA-I (Mezzo soccorso avanzato con infermiere a bordo), in BLSD (mezzo/ambulanza di base). Anche qui, la gestione del BLSD H24 potrà essere affidata all’AUSL, alle organizzazioni di volontariato o a una forma mista.

 

Perplessità e interrogativi non mancano. Il piano Ausl declina a livello provinciale le linee della riorganizzazione dell'emergenza urgenza sancita dalla nuova legge regionale del 2023 sulla riorganizzazione dell'emergenza urgenza dalla quale, per esempio, è scaturita la nascita dei Cau, già pronti ad essere superati dagli stessi amministratori che li avevano creati e ne avevano, per Modena, decisa la collocazione prioritaria in luoghi come Fanano, Castelfranco Emilia e Finale Emilia, in sostituzione dei Punti di Primo Intervento e non, come era la filosofia iniziale, in affiancamento ai Pronto Soccorso.
Senza considerare che una nuova organizzazione di tale genere, aumentando il carico di lavoro sul poco personale a disposizione, rischia di creare quelle stesse condizioni che da anni stanno provocando la fuga dal pubblico, di personale specializzato, medico ed infermieristico.

 

Inoltre c'è un problema di trasparenza e di informazione pubblica. La scelta di eliminare i Met dall'emergenza urgenza in alta montagna, per esempio, è stata ufficializzata una settimana prima del mancato rinnovo. Alimentando tensioni e le reazioni di una popolazione che si sente privata di un servizio ritenuto fondamentale senza una alternativa chiara e spiegata nel merito e senza una comunicazione su quanto sta accadendo e perché. Che porta a dire quanto proprio da Sestola è emerso. Che una riorganizzazione del sistema dovrebbe coinvolgere anche quello della comunicazione e dell'informazione pubblica.

 

Gi.Ga.

 

Video

Sestola: nel coro del dibattito pubblico sull'emergena-urgenza in alta montagna, dopo la cancellazione dei Medici Emergenza Territoriale, il referente del distretto di Pavullo dell'Ausl di Modena Massimo Brunetti e il referente nazionale degli infermieri dell'emergenza urgenza Andrea Andreucci spiegano le garanzie date dalla presenza degli infermieri specializzati sui mezzi in emergenz, anche senza medici
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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