Il tutto calcolato sulla base di algoritmi che non si limitano a definire la posizione migliore della sede fissa da cui fare partire l'auto di emergenza (nel caso di Vignola per esempio l'auto medica non dovrebbe più avere sede a Vignola), ma anche le manovre base che un infermiere soccorritore, senza supporto o presenza medica, deve eseguire in emergenza. Attraverso l'uso di procedure definite da protocolli standard di intervento. Questa la tendenza che il sistema regionale e provinciale dell'emergenza urgenza sta adottando, e propone di adottare, per il futuro, per fare fronte alla carenza ormai strutturale ed endemica di medici specializzati.
Una crisi che aumenterà dal 1° novembre soprattutto per le zone di Carpi e Mirandola dove saranno interrotti, con la scadenza naturale del 1 ottobre, e non più rinnovati, i 45 turni di Pronto Soccorso gestiti dai medici delle cooperative private esterne. Una situazione che renderà le scelte gestionali e di riorganizzazione ancora più forti.
Una crisi che la politica sanitaria nazionale e locale non è riuscita ad affrontare e gestire, negli anni pre e post Covid, al punto da considerarla ormai elemento irreversibile, tale da fronteggiare solo con soluzioni tampone o una riorganizzazione delle risorse a disposizione che prospetta uno scenario di intervento diretto emergenziale sul territorio senza medici; un sistema che di fatto 'scarica' sulla figura dell'infermiere specializzato o dei volontari soccorritori 118 carichi di lavoro, competenze e responsabilità importanti, un tempo prerogativa prevalente del personale medico. Che, appunto, non c'è più, o e concentrato solo nei centri di riferimento. Per la montagna, per esempio, l'automedica a Pavullo.
Uno scenario che nei giorni scorsi è stato chiaramente espresso dall'Ausl nel dibattito organizzato a Sestola dal locale comitato cittadino alla presenza dei vertici dell'azienda sanitaria e dei medici per la montagna (in cui, dopo l'eliminazione dei medici di emergenza territoriale stanziati a Fanano a supporto del 118, saranno presenti solo mezzi avanzati con infermiere a bordo), e che trova conferma nel documento, non ancora reso pubblico, che doveva essere presentato, portato in discussione e approvazione nella seduta di inizio estate della CTSS, ma così non è stato.
Una crisi che sembra anche essere di capacità politica sanitaria, alla quale la stessa politica sanitaria prova oggi a dare risposta disfacendo e ricucendo una rete di assistenza territoriale sempre più bucata e con nodi e cuciture usurate. Il DG Ausl Altini sembrerebbe volere dare una svolta, ma il contesto presenta molte resistenze. Ed è così che la proposta di riorganizzazione si concentra su uno scenario per buona parte considerato senza medici e dove il carico di lavoro e di intervento emergenziale, nei primi 20 minuti dell'intervento in emergenza, si sposta su infermieri e volontari soccorritori.
L'algoritmo per la gestione dell'emergenza urgenza territoriale senza o con pochi medici
Per ottimizzare la distribuzione territoriale e massimizzare l’efficacia degli interventi, l’AUSL ha introdotto e utilizzato un algoritmo che stima il numero di emergenze gestibili da ciascun mezzo in base alla sua posizione.Un esempio emblematico è quello di Vignola. Nella configurazione attuale, l’auto medica riesce a coprire circa 6.600 interventi all’anno all’interno della sua area di 20 minuti. Spostando la stessa automedica da Vignola ad un luogo più baricentrico rispetto a Maranello il numero stimato di interventi sale a 16.900, con un incremento del 146%.
Un dato che, da un lato, confermerebbe più efficienza nella gestione degli interventi a parità di mezzi ma un carico superiore di lavoro sul poco personale a disposizione. E qui si ripropone un problema, quello del carico su personale, che era obiettivo superare.
Nel distretto di Sassuolo e Vignola, la nuova configurazione prevede la rimodulazione delle postazioni delle automediche di Maranello e Vignola, con una collocazione più baricentrica e il potenziamento delle interazioni di confine con il mezzo MSA-AM di Bazzano. In sostanza l'area di confine di Vignola con la provincia di Bologna, sarebbe con lo spostamento dell'automedica da Vignola, gestita anche con l'ausilio dell'auto medica di Bazzano. A ciò si aggiunge la conversione parziale del servizio del mezzo con infermiere a bor sedo con un mezzo di base con la strumentazione salvavita e supporto alle funzioni vitali gestito da volontari soccorritori.
Nel distretto di Pavullo e nell’area del Cimone, il piano prevede il superamento del MET (Medico di Emergenza Territoriale) a Fanano (già avvenuto dal 1° luglio). Inoltre, per la gestione della continuità assistenziale, l’unificazione della postazione di Mezzo Soccorso Avanzato Altofrignano e la riconversione della flotta MSA-I (Mezzo soccorso avanzato con infermiere a bordo), in BLSD (mezzo/ambulanza di base). Anche qui, la gestione del BLSD H24 potrà essere affidata all’AUSL, alle organizzazioni di volontariato o a una forma mista.
Perplessità e interrogativi non mancano. Il piano Ausl declina a livello provinciale le linee della riorganizzazione dell'emergenza urgenza sancita dalla nuova legge regionale del 2023 sulla riorganizzazione dell'emergenza urgenza dalla quale, per esempio, è scaturita la nascita dei Cau, già pronti ad essere superati dagli stessi amministratori che li avevano creati e ne avevano, per Modena, decisa la collocazione prioritaria in luoghi come Fanano, Castelfranco Emilia e Finale Emilia, in sostituzione dei Punti di Primo Intervento e non, come era la filosofia iniziale, in affiancamento ai Pronto Soccorso.
Senza considerare che una nuova organizzazione di tale genere, aumentando il carico di lavoro sul poco personale a disposizione, rischia di creare quelle stesse condizioni che da anni stanno provocando la fuga dal pubblico, di personale specializzato, medico ed infermieristico.
Inoltre c'è un problema di trasparenza e di informazione pubblica. La scelta di eliminare i Met dall'emergenza urgenza in alta montagna, per esempio, è stata ufficializzata una settimana prima del mancato rinnovo. Alimentando tensioni e le reazioni di una popolazione che si sente privata di un servizio ritenuto fondamentale senza una alternativa chiara e spiegata nel merito e senza una comunicazione su quanto sta accadendo e perché. Che porta a dire quanto proprio da Sestola è emerso. Che una riorganizzazione del sistema dovrebbe coinvolgere anche quello della comunicazione e dell'informazione pubblica.
Gi.Ga.
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Sestola: nel coro del dibattito pubblico sull'emergena-urgenza in alta montagna, dopo la cancellazione dei Medici Emergenza Territoriale, il referente del distretto di Pavullo dell'Ausl di Modena Massimo Brunetti e il referente nazionale degli infermieri dell'emergenza urgenza Andrea Andreucci spiegano le garanzie date dalla presenza degli infermieri specializzati sui mezzi in emergenz, anche senza medici



