'Vi scrivo a distanza di qualche mese da quel terribile 16 maggio, un giorno che per la nostra città e per noi tutti si è trasformato in un incubo. Sono una ragazza di diciotto anni e ho deciso di affidare questa lettera al Suo giornale perché sento ancora oggi dentro di me un disagio, un senso di abbandono e di sconforto che continuano a tormentarmi.
Nel momento concitato e drammatico dell'attentato, sopraffatta dalla rabbia e dalla paura, ho scritto d'impeto al nostro Sindaco. Gli avevo scritto parole dure, dettate dalla tensione di quei momenti: «Caro sindaco, si deve vergognare. Ciò che è successo oggi, come molti altri episodi, sono successi anche a causa sua. Sua e di tutte le persone come lei che sono favorevoli a queste politiche sbagliate di accoglienza; che ci stanno dimostrando giorno dopo giorno che non siamo più sicuri nella nostra città».
Dentro di me - come in altri miei coetanei - avvertivo allora la responsabilità politica di questa amministrazione e del Primo Cittadino, ma la convinzione di una gestione della sicurezza che non funziona resta ancora adesso. Basta guardare gli ultimi accadimenti in città.
Ciò che non mi sarei mai aspettata però è la risposta che ho ricevuto dal Sindaco Mezzetti, che mi ha letteralmente raggelata: 'Ma si vergogni lei, sciacallo'.
Sentirmi dare testualmente dello 'sciacallo' dalla massima autorità della mia città mi ha ferita profondamente. È un'accusa pesante, rimasta lì incisa, che fa male ancora oggi, ancora di più perché sono una ragazzina spaventata, proprio per questo gli avevo risposto subito dopo: 'Sono una ragazza di 18 anni, e l'unica cosa di cui mi vergogno è di vivere in una città in cui non si è più sicuri di fare niente... Capisce che non posso neanche fare una passeggiata tranquilla in centro, il mio centro?... E caro sindaco le faccio veramente i complimenti per aver dato dello sciacallo a una ragazzina'.
Ne ho parlato anche con i miei compagni di scuola, allibiti anche loro.
A diciotto anni dovrei vivere la mia città con spensieratezza, godermi le uscite serali, passeggiare per il centro senza guardare continuamente alle spalle. Molti miei coetanei ed io ci sentiamo sempre più limitati e meno liberi, al punto da preferire la sicurezza di una casa rispetto al rischio di frequentare o anche solo transitare in certi luoghi pubblici, anche di pomeriggio.
Non chiediamo risposte polemiche, chiediamo solo di essere ascoltati e accolti, questo un Sindaco dovrebbe fare.
Sentire le istituzioni così lontane, pronte a bollare come 'sciacallaggio' la paura, le opinioni e il disorientamento di una ragazza di diciotto anni, fa ancora più male dell'insicurezza stessa. I giovani, ma nessun cittadino, è uno sciacallo quando esprime il proprio disagio e il desiderio di vivere la propria città senza timore: sono semplicemente cittadini che vorrebbero solo tornare a sentirsi protetti.
Spero che queste mie parole possano far riflettere su quanto sia fondamentale ascoltare noi ragazzi, anziché respingerci con giudizi affrettati e offensivi'.
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