'Il 6 agosto si è spento a Pavana Francesco Guccini. Modena ha risposto con il lutto cittadino dell'8 agosto e con il libro di condoglianze aperto sulla piattaforma Modena Partecipa, dove in poche ore sono arrivate centinaia di messaggi: ricordi di concerti, di incontri, di canzoni imparate a memoria. Una risposta sentita e partecipata, che merita di essere riconosciuta. La memoria di una città, però, ha due tempi. C'è quello breve e commosso dei giorni immediatamente successivi, ed è il tempo che abbiamo appena attraversato insieme. E c'è quello lungo, fatto di segni che restano nello spazio quotidiano e che si incontrano per caso, uscendo di casa la mattina. Questa proposta riguarda il secondo. Proponiamo quindi di apporre una targa sulla facciata dell'edificio di via Domenico Cucchiari, dove la famiglia Guccini abitò per anni. Il modello è quello delle blue plaque londinesi, che da oltre un secolo segnalano le case abitate da chi ha lasciato un segno: una lastra sobria, un nome, un mestiere, due date'. La proposta arriva dall'ex consigliere comunale Vittorio Ballestrazzi.
'Nulla di monumentale. Un testo essenziale: Francesco Guccini (1940–2026), cantautore, poeta, scrittore, visse qui. Perché proprio lì Guccini nasce a Modena il 14 giugno 1940, da padre pavanese, Ferruccio, impiegato alle Poste, e da madre carpigiana, Ester Prandi.
La guerra lo porta bambino a Pàvana, al mulino dei nonni paterni. Torna a Modena nel 1945, e sono gli anni della sua formazione: le scuole dell'obbligo, il diploma di maestro all'istituto “Carlo Sigonio”, e poi quella piccola comunità di artisti e musicisti che si ritrovava al Caffè Grande Italia — l'Equipe 84, i Nomadi, Caterina Caselli, il fumettista Franco Bonvicini, Bonvi, con cui nacque una collaborazione durata anni. È a Modena che un ragazzo di provincia ha imparato la scuola, la chitarra e il mestiere delle parole. E di Modena ha scritto quando ormai viveva altrove: “Piccola città”, nell'album Radici, resta una delle pagine più intense che questa città abbia ricevuto da un suo figlio'.'Una targa non è una celebrazione e non chiede nulla a nessuno. Registra un fatto e lo restituisce ai passanti. Dice, con poche parole: qui, tra queste mura, è cominciato qualcosa che poi ha riguardato tutti. È anche un piccolo atto di generosità verso chi verrà. I ragazzi che passeranno di lì fra vent'anni non avranno sentito i suoi concerti; troveranno un nome su un muro e, forse, andranno a cercare una canzone.



