'Siamo partiti da una Curia che, per difendere l’indifendibile, sosteneva che la malizia era “negli occhi di chi guarda”. Oggi un Giudice della Repubblica ha affermato nero su bianco che quel quadro era provocatorio, ed era stato realizzato per provocare, probabilmente a scopi pubblicitari. Una vittoria di Pirro dunque quella degli indagati, soprattutto per la Curia. Il Tribunale ha escluso la configurabilità del reato di vilipendio alla religione cattolica, ma non ha mai affermato che le opere in mostra fossero innocue, edificanti, spirituali o rispettose della sensibilità dei fedeli. Al contrario: ha riconosciuto la loro ambiguità oggettiva. E proprio per questa ambiguità ha ritenuto che non vi fosse sufficiente prova del dolo, cioè di una volontà deliberata di vilipendere, che è condizione necessaria per l’integrazione del reato - continua Minutillo -. Non si tratta dunque di una piena assoluzione morale: il giudice non ha negato il carattere offensivo delle opere, ma si è limitato a rilevare che non si può dimostrare con certezza che l’intento fosse quello di offendere. Un ragionamento penalistico, che nulla toglie alla gravità pastorale e culturale di quanto accaduto. Gravissima, poi, la constatazione contenuta nel provvedimento, secondo cui la Chiesa di Sant’Ignazio di Carpi, pur consacrata, per il Giudice è di fatto un “luogo civile”, utilizzato per attività culturali e non per il culto. Una valutazione che contraddice esplicitamente quanto affermato dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin'.
'E ci chiediamo: se quella chiesa è di fatto un luogo civile, come potrà continuare ad usufruire delle esenzioni fiscali riservate ai luoghi di culto? Che ne pensa, ad esempio, l’Agenzia delle Entrate in merito al mancato pagamento dell’Imu? Come fedeli, riteniamo ora opportuno valutare la possibilità di raccogliere tutto il materiale documentale e presentare un'apposita segnalazione alle autorità vaticane competenti, affinché si pronuncino pastoralmente e disciplinarmente sulla condotta dell’Arcivescovo Castellucci e del sacerdote coinvolto. Il silenzio ecclesiale, di fronte a simili eventi, rischia di diventare complicità.


