L’intervento, che si aggira su un investimento attorno ai 600mila euro, introduce un sistema di automazione per la gestione dei campioni biologici utili alla produzione di dati prognostici e predittivi. Siamo di fronte a una soluzione tecnologica innovativa per la conservazione e il recupero dei blocchetti di paraffina utilizzati in Anatomia Patologica, trasformando uno spazio esistente in un archivio automatizzato ad alta capacità. Il sistema può contenere circa 120mila blocchetti, equivalenti a circa sette mesi di attività, e consente di gestire in modo automatizzato le operazioni di archiviazione, localizzazione e recupero dei campioni.
I blocchetti di paraffina sono parte integrante del percorso diagnostico: contengono i tessuti prelevati dai pazienti, opportunamente trattati e inclusi in paraffina per consentirne l’esame microscopico e la digitalizzazione. Anche dopo la conclusione e la validazione della diagnosi, questi materiali devono essere conservati e possono essere richiesti nuovamente per ulteriori approfondimenti diagnostici, confronti con esami precedenti o attività scientifiche. La loro corretta conservazione e la possibilità di recuperarli in modo affidabile rappresentano quindi un’esigenza fondamentale per la cura dei pazienti.
Il nuovo archivio supera il modello tradizionale basato sulla ricerca manuale dei campioni sugli scaffali. Ogni blocchetto viene identificato attraverso un codice a barre e letto automaticamente dal sistema. I tecnici di laboratorio, dopo il taglio del blocchetto, inseriscono i campioni in appositi rack e il sistema, che è dotato di un robot collaborativo a sei assi, provvede a collocarli negli spazi disponibili, registrandone la posizione tramite un sistema di visione artificiale per la lettura dei codici. Quando un blocchetto viene richiesto per ulteriori indagini dal medico che ha in gestione il caso, il software lo localizza e il robot lo recupera, trasportandolo automaticamente al punto di consegna.
L’automazione permette così di ridurre le attività manuali necessarie per riporre e recuperare i campioni, contenere il tempo di lavoro dedicato alla gestione dell’archivio e diminuire il rischio di errori nella archiviazione dei campioni. La tracciabilità della posizione di ciascun blocchetto rende infatti sistematico e tracciato il processo di conservazione e reperimento.
Uno degli aspetti più caratterizzanti del progetto è l’ottimizzazione degli spazi.
'Questo progetto rappresenta un fondamentale passo avanti nell’organizzazione dell’Anatomia Patologica, perché interviene su un’attività fondamentale ma spesso poco visibile: la conservazione e il recupero dei materiali utilizzati per la diagnosi. Grazie all’automazione possiamo gestire un numero elevato di campioni in uno spazio limitato, migliorando la tracciabilità e riducendo le operazioni manuali. L’innovazione non consiste soltanto nell’introduzione di un robot, ma nella possibilità di ripensare l’intero processo di archiviazione, rendendolo più efficiente e affidabile', dichiara il Professor Albino Eccher, docente Unimore e direttore dell’Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.
Il progetto ha richiesto un lavoro integrato tra competenze tecnologiche, universitarie e sanitarie, con interventi di adeguamento degli ambienti per consentire l’installazione e il funzionamento in sicurezza delle apparecchiature.
L’archivio robotizzato rappresenta inoltre un possibile punto di partenza per riflessioni più ampie sull’organizzazione futura della conservazione dei materiali di Anatomia Patologica. In prospettiva, esperienze di questo tipo potrebbero contribuire allo sviluppo di modelli logistici condivisi tra più aziende sanitarie, con l’obiettivo di razionalizzare gli spazi e le risorse. Si tratta di una possibile evoluzione futura, distinta dalle attività già realizzate nell’ambito del progetto Shield.
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