Nella Cattedrale il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, si è stretto attorno ai figli e alla famiglia di Monica, pronunciando un breve discorso, che merita di essere riportato integralmente.
Ci sono momenti in cui le parole rivelano tutto il loro limite. Per quanto siano scelte con cura, per quanto nascano dal cuore, non riescono a colmare il vuoto che la morte lascia, né a misurare la profondità del dolore di chi resta.
Di fronte alla perdita di una persona cara, ogni discorso appare insufficiente. Le parole non possono cancellare l'assenza, né restituire ciò che è stato spezzato.
Eppure, proprio quando sappiamo che le parole non bastano, sentiamo il dovere di pronunciarle. Perché il silenzio, da solo, rischia di lasciare ciascuno nella propria solitudine.
Le parole, allora, diventano un gesto di condivisione: non pretendono di consolare, ma dicono a chi soffre che non è solo, che una comunità intera si ferma, partecipa e custodisce il ricordo di chi non c'è più. Siamo qui per rendere onore e omaggio a Monica, per stringerci, con discrezione e affetto, attorno alla sua famiglia.
Ma siamo qui anche come comunità profondamente ferita. Il 16 maggio non è stata spezzata soltanto la vita di Monica Esposito. Quel giorno sono state ferite altre persone, che porteranno nel corpo e nell'anima i segni di quella violenza. È stata ferita l'intera città di Modena, colpita nel suo senso più profondo di sicurezza, di convivenza e di umanità.
Di fronte a tutto questo il dolore è immenso. Ma non dobbiamo permettere che il dolore si trasformi in odio. L'odio non restituisce ciò che abbiamo perduto e non costruisce un futuro migliore. Questo, però, non significa rinunciare alla giustizia. Al contrario. Dobbiamo chiedere con fermezza che sia fatta piena giustizia per Monica, per le persone rimaste ferite e per l'intera comunità.
La giustizia è ciò che distingue una società civile dalla violenza che l'ha colpita. È il modo con cui una democrazia afferma che ogni vita ha un valore infinito e che nessun gesto così atroce e criminale può restare senza una risposta dello Stato.
Lo fa con il rispetto del silenzio, con la forza della vicinanza e con l'impegno a custodire la memoria di ciò che è accaduto, perché da una tragedia così grande possa nascere una comunità ancora più unita, più consapevole e più capace di prendersi cura gli uni degli altri.
A nome della città di Modena, esprimo il cordoglio più profondo ai familiari di Monica e la vicinanza a tutte le persone che quel giorno sono state colpite.
Monica resterà nella memoria delle nostre comunità, di Modena e di Nonantola. E insieme a quella memoria resterà il nostro dovere: non cedere all'odio, non arretrare davanti alla violenza ma non smettere mai di cercare ed ottenere giustizia, degli uomini prima che di Dio.



