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Tariffa rifiuti: l'aumento è puntuale, i dati no

Tariffa rifiuti: l'aumento è puntuale, i dati no

La Commissione risorse del Comune ha ridimensionato l'aumento sulle utenze domestiche, comunque sopra al 5%. Ma a 5 giorni dalla scadenza per l'approvazione del Piano dalla giunta, alcuni dati non sono ancora completi, mentre altri sono spariti dalla discussione


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L’aumento della tariffa rifiuti per gli utenti modenesi, conseguenza del piano di gestione da 42,8 milioni di euro e già presentato in Consiglio Comunale con un aumento dell'8,8%, viene confermato ma considerato, ai fini del calcolo della tariffa, non sulla base dei 42,8 milioni dell'ammontare totale del piano, bensì di un costo totale di gestione di poco più di 40. Cifra, quest'ultima, ridimensionata a seguito della considerazione di altre voci: tra queste, per esempio, il conguaglio per i maggiori conferimenti, il contributi quello del Miur per i Comuni virtuosi e le sanzioni per il mancato ritiro della Carta Smeraldo. Voci che porterebbero ad una diminuzione della base sulla quale viene calcolata la tariffa e che porterebbe ad un aumento per utenze domestiche ed imprese di circa il 5%, o poco più.

In Commissione sono state ribadite anche le principali voci che hanno composto i rincari, già esposti nella seduta di un Consiglio Comunale che ormai esautorato da qualsiasi forma di autonomia decisionale capace di incidere su quanto è già stato deciso a livello regionale e da Atersir, si è 'ridotto' a discutere ed approvare null'altro che una presa d'atto di un Piano già chiuso altrove: i rinnovi contrattuali degli operatori
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delle cooperative sociali, che pesano per 1,4 milioni di euro, il maggior costo dei servizi integrativi (ovvero quelli spesi in più per rimediare a degrado e problemi dovuti all'introduzione dei nuovi sistemi, tra cui gli spazzini di quartiere), il recupero parziale dell’inflazione e il cambio del modello di raccolta. Il ritorno ai cassonetti ha pesato, anche se 'solo' il 2% del totale (una percentuale che la giunta ha provato a fare passare come scarsamente influente), c'è comunque stato. Il prezzo, quest'ultimo, di una scelta politica netta da parte del sindaco Mezzetti che con buona pace di AVS e M5S ha spazzato via il porta a porta appena introdotto, e che ha comunque contribuito all’aumento.

Elementi noti che hanno fatto emergere in parallelo l'assenza di dati che dovevano essere altrettanto noti. Nella presentazione degli indirizzi del piano di un anno fa ricordiamo che si era parlato non solo costi in più di gestione e di servizio ma possibili costi in meno da parte del gestore che potevano entrare nella discussione e nei calcoli delle tariffe finali.
Si parlava allora dei vantaggi che Hera avrebbe ottenuto da una differenziata più pulita, dei costi di un sistema di raccolta rispetto ad un altro: fare circolare un grande camion compattatore per i cassonetti anziché tanti piccoli camioncini con il porta a porta, che differenza comporta?
Cosa comporta in termini di costi e guadagni per il gestore avere una maggiore qualità della differenziata e quindi una maggiore quantità di materiale già selezionato da avviare al riciclo? Quanto incide la variazione di quantità di rifiuti urbani indifferenziati avviati all'inceneritore? Elementi che dovevano essere chiari, trasparenti, così come doveva essere chiaro come avrebbero potuto incidere nei calcoli e nel dibattito e di cui invece si è perso traccia, anche nelle discussioni. Il tema è sempre e solo legato a ciò che giustifica gli aumenti e mai a ciò che avrebbe potuto, se non dovuto, apportare a risparmi legati a meccanismi virtuosi, per il gestore e quindi per i cittadini. Elementi basilari in un sistema in cui il Comune è socio di Hera. Ma in questo caso la risposta è più meno sempre quella: la tariffa non è decisa dall’azienda, ma determinata sulla base dei costi riconosciuti dalla normativa e verificata da Atersir. Il socio pubblico deve garantire che il servizio sia gestito nell’interesse dei cittadini. Una formula istituzionale che non scioglie del tutto i dubbi politici, anzi serve alla politica di governo per spostare il baricentro delle responsabilità su piani lontani dai territorio, dai decisori locali e dai cittadini.

Fatto sta che da quanto emerso in via informale dalla Commissione, diversi dati a supporto delle scelte della giunta rispetto all'approvazione finale, ancora mancano. Ma la scadenza è inderogabile. Il Piano dovrà essere approvato dalla giunta entro il 31 luglio.

Gi.Ga.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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