Nel giorno in cui a Modena viene inaugurata la Casa per papà separati riceviamo questa lettera aperta di Michele Mangiacotti, 37enne bolognese (di Castenaso), autista e magazziniere, padre di due figli che dal 22 giugno è costretto a dormire in auto. Una lettera che Michele ha inviato a La Pressa sopo aver letto la storia di Simona di Nonantola. Una storia diversa quella di questo padre che, nonostante continui a lavorare, ha perso tutto.

Oggi sono qui a raccontare la mia storia: sono un padre separato dal 2014 con due figli. Dopo la separazione grazie al mio datore di lavoro ho trovato un appartamento che riuscivo a permettermi pagando affitto, bollette e alimenti. Poi ho conosciuto una ragazza, divorziata anche lei con 4 figli. Fino a settembre 2016 ce l'abbiamo fatta con le nostre forze poi lei ha perso il lavoro ed è iniziato l'inferno. Nel 2017 l'ufficiale giudiziario mi ha pignorato un quinto dello stipendio per i miei debiti e da quel momento non sono più riuscito a pagare l'affitto. Ho chiesto aiuto agli assistenti sociali di Dozza che ci hanno pagato 1000 euro di affitti arretrati. Troppo poco. Sono caduto in una forte depressione, ma grazie ai dottori e alla mia buona volontà ne sono uscito. Ma i problemi economici restavano e il 15 giugno di quest'anno sono stato sfrattato. Nel frattempo avevo fatto domanda per una casa comunale a Castenaso dove lavoro: ottengo 15 punti e il quarto posto in graduatoria. Ne avrei diritto, ma nell'ottobre 2018 la graduatoria definitiva mi assegna il 22esimo posto con otto punti a causa di un mancato aggiornamento Isee (è gratuito ma non sapevo di doverlo fare). Dal 22 giugno di quest'anno dormo in auto.
Aspetto la sera dopo il lavoro e mi nascondo in un luogo appartato.
Ma ora arriva l'inverno. Chiedo solamente un aiuto.
Michele Mangiacotti
Foto Angelo Vanschaik


