“Col ds Biagini – dice Carpioni - ci conosciamo bene per gli anni a Lentigione. Volevo tornare a giocare e la chiamata della Cittadella mi ha dato una grande chance. Dopo l’infortunio ho lavorato sodo, a 34 anni non è facile e i 6 mesi al Desenzano mi hanno permesso di confrontarmi subito con una squadra che lottava per vincere. Sono andato là anche per rimettermi in gioco, non ho giocato tanto ma sapevo”.
“L’infortunio col Dolomiti mi ha cambiato tutto. Stavo facendo un ottimo campionato, mancavano 3 giornate e avevo già rinnovato, poi però non se n’è più fatto nulla e mi sono ritrovato libero, nel calcio purtroppo va così. Loro l’anno successivo sono saliti in C…”.
“Quando ero più giovane, avevo 20 anni e a Castel San Pietro feci molto bene. C’erano un paio di opportunità, ma un po’ pe scelte mie e un po’ per altri motivi non si concretizzò. Evidentemente doveva andare così, ma va bene lo stesso. Io sono “sbocciato” un po’ tardi, a 27-28 anni e non tutti puntano su un giocatore di quella età. Penso che l’anno della svolta sia stato a San Marino, dove ho conosciuto Andrea Arpili (ora all’Atalanta U23, ma ex Ascoli, Perugia, Pescara, Parma e Samp, ndr), un preparatore che mi ha fatto cambiare modo di lavorare e di dare peso a tutto, dall’alimentazione alla mentalità. Da lì mi si è aperta un’altra prospettiva”.
Fra i tanti allenatori sono legato a Bob Notari che ho avuto all’Axys e 2 anni a Lentigione, gli voglio un bene dell’anima, un grande uomo oltre che un grande mister”.
Matteo Pierotti


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