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Alta velocità: il treno, Modena, lo ha perso 25 anni fa

Alta velocità: il treno, Modena, lo ha perso 25 anni fa

Con la scelta, a cavallo tra gli anni '90 e 2000, del tracciato nord che evitava ed escludeva Modena. Anni in cui Mezzetti e Muzzarelli, esponenti e in quota al partito erede del PCI, rivestivano già incarichi di governo


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'Modena immobile e senza visione'. Lo disse nel novembre 2000 Luca Cordero di Montezemolo. Dal 1996 aveva ricoperto l'incarico degli industriali modenesi. Anni in cui Massimo Mezzetti, attuale sindaco di Modena, era segretario provinciale del Democratici di sinistra (sigla che segnò il passaggio dal PCI a quello che divenne PD). Lo rimase fino al 2000.
Mentre il PD erede del Partito Comunista indicava Giuliano Barbolini per il secondo mandato da sindaco di Modena. Giancarlo Muzzarelli, era stato nei 9 anni precedenti, assessore provinciale con delega alla sanità e, nel secondo mandato sempre in Provincia, Vicepresidente con deleghe pesanti, compresa quella alle infrastrutture. Al tavolo delle scelte che definìrono per Modena, il passaggio della linea ad alta velocità lontano dal centro, e nel bel mezzo della gigantesca discarica di rifiiuti (oggi Hera e allora Meta) di via Caruso, c'era anche lui. Nell'anno 2000 veniva eletto in Regione proprio insieme a Massimo Mezzetti. Il primo per continuare ad occuparsi di infrastrutture regionali anche con la carica di presidente della commissione. In quel ruolo lanciò, insieme ad altri, il progetto Cittanova 2000, oltre alla Cispadana, l'autostrada che ancora oggi non c'è ma che ancora oggi vede alla presidenza della società di scopo per la realizzazione, quel Graziano Pattuzzi, già Presidente della Provincia di Modena proprio negli anni in cui Muzzarelli ne era il vice, per non dire presidente ombra.
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E decideva, tanto. Stessi nomi, stesso partito, alla guida della città e della provincia e, per settori strategici, della Regione. Quella guida, che al vertice del partitone di maggioranza che sceglieva nominava e candidava, vedeva Massimo Mezzetti, che contribuì, e quantomeno non si oppose, all'ok alla scelta del tracciato nord dell'Alta Velocità. Modena, basta vedere la cartina, fu l'unico centro, a differenza degli altri capoluoghi sull'asse della via Emilia ad essere letteralmente evitato dal tracciato AV. Questa è la realtà, ed è in quella realtà di ieri che vanno inquadrate le conseguenze degli ultimi anni e il dibattito politico di oggi. Tra quei nomi eredi in carica della storica nomenclatura comunista oltre a Mezzetti, Barbolini e Muzzarelli, c'era anche Stefano Bonaccini, già alla guida della sezione provinciale della Federazione Italiana giovani comunisti, e assessore al centro storico, a Modena.
Tante le promesse compromesse, le loro. Dalla Modena - Sassuolo alla Cispadana, fino al grande piano di riqualificazione della fascia ex industriale nord, comprendente anche comparti come l'ex Pro-Latte e l'ex Mercato Bestiame ed ex Corni ai quali solo ora, dopo oltre 20 anni, nuovi interventi, ancora non finiti, stanno comunque dando forma.
Come, per altro, le ex fonderie, storica incompiuta dai tempi di Mezzetti segretario del partito di maggioranza a Modena. Opere importanti, trasformate in serie da opportunità a occasioni perdute.. L'alta velocità, appunto, ne è un esempio. Per Modena da opportunità di sviluppo a limite allo sviluppo. Da possibilità di inclusione nel nuovo corridoio ferroviario nel solco della via Emilia a motivo di esclusione. Con una linea che già dal progetto avallato anche dagli amministratori modenesi escludeva Modena dal tracciato e la avrebbe esclusa sempre più. Si sapeva che le lunghe derivazioni/interconnessioni a semicerchio che avrebbero dovuto portare i treni ad alta velocità che si sarebbero fermati a Modena, a dovere forzatamente uscire dalla linea veloce, viaggiante lontano dalla stazione, per dirigersi ed entrare in essa utilizzando un sistema tradizionale a bassa velocità, avrebbe di fatto autoescluso Modena dalla grande parte delle fermate, limitandone il numero. Obbligando gli utenti modenesi a spostarsi sempre più spesso verso la stazione Mediopadana di Reggio Emilia, tanto cara a Prodi, che verso Reggio puntò a spostare anche il baricentro della storica università di Modena, trasformata in Unimore.
Una stazione verso la quale gli amministratori modenesi non riuscirono ad ottenere, anche solo tra le opere compensative, un collegamento diretto, su gomma o su ferro. Un'altra mancanza che tutt'oggi pesa. Una Modena, ai tempi, sempre più autoreferenziale, adagiata sugli allori di un isola felice che già dava segni di cedimento, provincialmente e politicamente involuta in interessi locali, isolata dallo sviluppo infrastrutturale e schiacciata tra Bologna, Reggio Emilia e Parma che nel frattempo, in grandi opere di servizio e infrastrutturali, investivano. Il dibattito politico di oggi sull'ulteriore soppressione di una fermata Frecciarossa è soltanto l'ennesima conseguenza penalizzante di scelte che hanno origine in quegli anni e in parte in nomi che ancora governano. Temi in cui Modena iniziò a farsi scappare altre opportunità: facendo naufragare Cittanova 2000, il sistema fieristico e, rimanendo sul piano ferroviario, ritardando di 12 anni il via allo scalo Merci di Marzaglia che come conseguenza fece rimanere al palo anche il progetto, rilanciato fino all'ultimo anche nel secondo mandato Muzzarelli, della riconversione dello scalo merci della stazione ferroviaria di Modena in centro intermodale integrato tra trasporto su rotaia e su gomma, con il trasferimento dell'autostazione. Furono gli anni, per stare sempre nella ripresa di dibattiti che ritornano, in cui si lanciò anche il progetto della complanarina. Era il 2003. Oltre 20 anni di progetti e annunci mancati, capaci di ridimensionare, il dibattito su mesi di ritardo. Quando di anni, di ritardo, ce ne sono stati 20.E allora è così che nello scenario garantito, anzi non garantito, degli ultimi 25 anni da molti degli amministratori che ancora oggi sono in carica e che si fanno paladini di battaglie da loro stessi non combattute o perse, non c'è da meravigliarsi se Modena è rimasta, rimane e rimarrà sempre più esclusa dall'Alta Velocità. Uno scenario che non va dimenticato, necessario per inquadrare e valutare il dibattito che ogni volta si parla di fermate eliminate del treno veloce, si sviluppa.Gi.Ga.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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