Amo avrebbe già individuato una figura interna all'agenzia come possibile responsabile dell’ammanco, preannunciando la volontà di procedere con una denuncia. Tuttavia, al momento, o meglio a ieri, non risulta presentata alcuna comunicazione formale alle autorità competenti, né alle forze dell’ordine né alla magistratura contabile. Un ritardo nell'azione a tutela dell'immagine dell'azienda che solleva interrogativi: perché attendere? È stato messo tutto nero su bianco solo per obbligo contabile pensando semplicemente che ammettere che l'ammanco c'è, fornisca un viatico a garanzia della trasparenza e funzionale all'approvazione del bilancio, in attesa che eventualmente la magistratura contabile, d'ufficio o su denuncia, avvii le verifiche?
Fatto sta che l’assemblea dei soci – formata dai sindaci dei Comuni soci e dai rappresentanti della Provincia – si troverà quindi nella delicata posizione di ratificare un documento che certifica l'esistenza di un ammanco sostanzioso senza alcun riscontro formale in sede giudiziaria o di controllo contabile. Passaggio stretto e delicato.
La situazione si configura come potenzialmente rilevante per la Corte dei Conti, che ha il compito di verificare l’uso corretto delle risorse pubbliche. Il mancato avvio tempestivo di un’azione legale o l’omessa segnalazione formale del danno erariale potrebbe comportare un profilo di responsabilità amministrativa in capo ai vertici dell’agenzia, ma anche agli enti soci che, approvando il bilancio, potrebbero di fatto convalidare una situazione potenzialmente irregolare o già di per sé meritevole di chiarimenti da parte della magistratura contabile e se c'è ne saranno gli estremi, eventualmente di quella ordinaria.
Nel caso in cui l’ammanco fosse riconducibile a condotte dolose o gravemente negligenti, l’inerzia nel segnalare i fatti potrebbe essere letta come omissione di atti dovuti, anche sul fronte dei controlli, con tutte le conseguenze del caso?
A rendere ancora più complesso il quadro è il contesto, appunto politico, in cui tutto avviene. Amo è un ente strategico, finanziato in gran parte da fondi regionali e comunali, incaricato della programmazione del trasporto pubblico locale. Il presidente uscente è Stefano Reggianini, attuale segretario provinciale del Partito Democratico, figura centrale nel panorama politico modenese. Il suo successore, designato ma non ancora insediato, è Andrea Bosi, anche lui espressione dell’area Pd, già assessore comunale a Modena e appunto eletto in Consiglio Comunale in quota Pd.
Tuttavia, il passaggio di consegne potrà avvenire solo dopo l’approvazione del bilancio, legando così il cambio di vertice a una decisione politicamente delicata. Approvare oggi il bilancio senza una piena chiarezza sui fatti significherebbe blindare una transizione ai vertici senza avere fatto luce su una falla amministrativa di ampia portata, con il rischio di lasciare irrisolte responsabilità che potrebbero coinvolgere l’agenzia, i suoi vertici tecnici e, indirettamente, le amministrazioni socie.
La seduta del 30 giugno, presso la sede della Provincia, se non accompagnata da una spiegazione pubblica e dettagliata di quanto accaduto, rischia di trasformarsi in un atto politicamente delicato in termini di responsabilità non solo politiche, per chi siede in assemblea.
Gi.Ga.

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