Intanto la Modena ricca, conservatrice, che ancora vive sui tesoretti accumulati dalle generazioni precedenti, sembra andare avanti come sempre. Fedele a una linea politica che di valoriale ha solo il nome. Accogliente purchè la accoglienza non destabilizzi troppo. Sempre restia a lasciar spazio al pensiero difforme, come dimostra, purtroppo, la povertà della offerta culturale cittadina.
Eppure, in una Modena dove tutto si tiene, dove le istituzioni, il mondo dell'associazionismo, i sindacati, finanche la Diocesi, fanno quadrato e si esprimono a una sola voce, dove l'opposizione è parte del grande gioco della riproposizione gattopardesca del tutto, continua a battere l'orgoglio per una ricerca di verità e, finanche di ribellione. Una ricerca spesso individuale, che fiorisce in piccoli gruppi non organizzati che non ambisce a ribalte collettive perchè consapevole dell'altissimo rischio di corruzione che il collettivo subisce, in una realtà privata dall'ossigeno dell'alternanza.
A questo respiro profondo, a questa resistenza a volte inconsapevole, fatta di gesti d'amore, di vero altruismo, anche di negazione di sè, il nostro giornale in questi anni si è rivolto in modo particolare. Un'anima vitale che ha fatto la città e l'Emilia grande nonostante la retorica istituzionale e ideologica, un'anima laboriosa, lontana dal politicamente corretto, da totem e tabù, e che - pur conoscendone la forza cinica - si prende gioco del potere e delle sue assurde alchimie sistemiche.
All'Emilia reale, slegata dai compromessi, agli obblighi e ai ricatti silenziosi frutto di paura o di ambizione, poco importa, La Pressa continuerà - a Dio piacendo - a parlare anche nel 2025. Come abbiamo fatto in questi otto anni, con impegno, a volte sbagliando, ma sempre con al centro la volontà di cercare una verità. O almeno una delle tante verità non inquinate dal racconto conveniente. Una narrazione che passa dalla cronaca della quotidianità ad analisi di più ampio respiro, senza padrini e senza padroni.
Buon Anno!
Giuseppe Leonelli

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