L'ipotesi di trasformare progressivamente il Policlinico in una struttura dedicata prevalentemente alle prestazioni di bassa e media complessità - un ospedale quindi con funzioni compleatemente diverse da quelle attuali -, pare in qualche modo sovrapporsi a quella ipotizzata dal Governo a traino Fdi.
Uno scenario che spiegherebbe - peraltro - l'ostinato silenzio sul tema del senatore meloniano Michele Barcaiuolo, a dispetto dei meno 'romano-centrici' e più liberi, consiglieri locali.
Il disegno di legge delega il Governo a riorganizzare l'assistenza ospedaliera attraverso una nuova classificazione delle strutture. Tra le categorie previste compaiono ospedali di primo, secondo e terzo livello, oltre agli ospedali elettivi, privi di pronto soccorso. Non è forse questa la logica che sembra emergere anche dall'ipotesi modenese, con Baggiovara destinato a diventare il polo delle specialità più complesse e il Policlinico progressivamente orientato verso prestazioni meno complesse?
C'è poi il tema delle strutture complesse. L'articolo 2 del Ddl prevede una revisione del loro dimensionamento, anche in relazione ai bacini di utenza. La relazione tecnica contempla una redistribuzione territoriale delle strutture. È difficile non chiedersi quali conseguenze potrebbe avere un simile criterio sul Policlinico, se la concentrazione delle specialità a Baggiovara comportasse anche il trasferimento o il ridimensionamento di reparti e unità operative.
Un altro punto di contatto riguarda la differenziazione delle funzioni ospedaliere: da una parte i grandi centri di eccellenza, dall'altra le strutture destinate a rispondere ai bisogni assistenziali meno complessi. È una logica presente nella riforma nazionale e riconoscibile anche nell'ipotesi avanzata per Modena.
Naturalmente non ci sono al momento prove per sostenere che il progetto modenese discenda dal Ddl e non esiste, allo stato, una prova che il Dg Ausl Mattia Altini, da sempre vicino a CL, abbia partecipato alla sua elaborazione. Il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria è tuttavia tra i protagonisti del percorso di riorganizzazione modenese, insieme ai gruppi di lavoro che stanno ridisegnando l'organizzazione sanitaria provinciale e - come spiegato dall'ex consigliere di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi - la sua figura è difesa dai vertici del partito di Tajani.
Allora la questione è dirimente: la trasformazione del Policlinico in un ospedale prevalentemente di bassa e media complessità, con la concentrazione delle eccellenze a Baggiovara, è soltanto una scelta organizzativa locale oppure rappresenta l'applicazione anticipata di una visione più generale della sanità italiana?
Con queste premesse, quali reparti, quali professionalità e quale autonomia ospedaliera resteranno al Policlinico una volta completata la riorganizzazione? Sono domande alle quali cittadini, professionisti sanitari e istituzioni hanno diritto di ricevere risposte, senza ricorrere a convegni con sponsor privati a Palagano.
Giuseppe Leonelli
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