Eppure si festeggia, perchè dopo mesi di apnea basta una boccata di ossigeno per sentirsi meglio. Come se respirare fosse un privilegio, non un diritto.
Nell'Italia che ha vergognosamente tolto il lavoro a persone di 50 anni sane, che ha impedito a bambini di 12 anni di giocare a pallone all'aperto o di salire su un bus, ci si accontenta delle briciole di libertà. Mendicate e attese.
Il green pass è stato un grande successo, dice Draghi. Come se gli insulti, la ghettizzazione, le umiliazioni subite da chi - a torto o a ragione non è questo il punto - non ha accettato un trattamento sanitario fossero medaglie per il Governo. Come se l'anomalia italiana, l'aver vincolato il diritto al lavoro al possesso di una tessera sanitaria, fosse un esempio per il resto del mondo.
Si festeggia nell'Italia abituata ad accettare tutto, pronta a dimenticare tutto. Si festeggia una libertà condizionata alla valutazione sull'emergere di qualche variante ('osserviamo con grande attenzione l’andamento della curva epidemica e siamo pronti ad adattare tutto il nostro apparato in base alla curva' - ha detto Draghi), una libertà non più inviolabile e intoccabile ma aggredibile in base alle esigenze del governo di turno. Perchè se ormai una porta si è aperta, nulla vieta che si possa tornare a spalancare. Magari in autunno. A discrezione di un Esecutivo che - quasi per beffa - si permette di eliminare parte delle restrizioni proprio quando i contagi sono in aumento. A dimostrazione dell'assoluto scollegamento tra funzione sanitaria e sociale del green pass.
Non una parola di scuse nei confronti di chi è stato definito 'sorcio' o assassino, non un ripensamento per quel 'muore e fa morire', non un momento di pentimento per la ferocia con cui si sono cancellati diritti incisi nel marmo costituzionale. Nulla. Sorrisi e pacche sulle spalle. Grazie ministro Speranza, grazie presidente Draghi. E giù applausi. Ora si torna alla semi-normalità, fino a quando lo decide il Governo.
Giuseppe Leonelli
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