Guccini lasciò Modena appena tre mesi dopo la nascita, quando la madre lo portò a Pàvana, sull'Appennino tosco-emiliano, presso il mulino dei nonni paterni. Vi tornò solo nel 1945, a guerra finita, e vi crebbe fino alla fine dell'adolescenza, prima di trasferirsi definitivamente a Bologna all'inizio degli anni Sessanta. Fu proprio nel capoluogo emiliano, e non nella città natale, che costruì la sua identità artistica e la sua casa d'elezione, quella di via Paolo Fabbri 43 diventata leggendaria tra i suoi ascoltatori.
Del periodo modenese Guccini parlò spesso con parole tutt'altro che affettuose. In un'intervista radiofonica del 2002 definì gli anni trascorsi in città come i più difficili della propria vita, descrivendo Modena come una sorta di esilio forzato lontano da Pàvana e come un'attesa, quasi sofferta, di Bologna. Il sentimento è rimasto scolpito anche nella sua produzione: nell'album Radici, uscito nel 1972, la canzone 'Piccola città' è un ritratto amaro e ambivalente proprio della sua città natale, che lui stesso arrivò a definire, in altre occasioni, la sua 'nemica strana'.
Non fu un rifiuto totale, quanto piuttosto una distanza mai del tutto colmata. Nel tempo fu più la provincia che il capoluogo a non fargli mancare i propri omaggi: nel 2003 fu il Comune di Carpi a dedicargli una mostra, 'Stagioni di vita quotidiana', in occasione dei suoi primi quarant'anni di carriera. Il legame con Modena è rimasto sempre in ombra. Bologna resta la città a cui Guccini associò la propria maturazione artistica e intellettuale, quella del concerto oceanico in piazza Maggiore nel 1984 davanti a oltre 160mila persone. Pàvana resta il luogo dell'anima, dove ha scelto di tornare a vivere negli ultimi anni e dove si è spento. E proprio in queste settimane, a certificare quanto il suo rapporto con il territorio emiliano restasse comunque vivo al di fuori di Modena, Reggio Emilia ospita allo Spazio Gerra la mostra 'Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo', un percorso di quattro piani nato da una serie di incontri con lo stesso artista negli ultimi tre anni, che resterà aperta fino al 18 ottobre.
Un paradosso, forse, che lo stesso Guccini avrebbe osservato con l'ironia disincantata che gli era propria: la città che gli diede i natali resta, nella sua stessa narrazione, un capitolo dell'infanzia da cui fuggire più che un luogo a cui tornare.
Nella foto, l'immagine che accompagna la mostra allestita a Reggio Emilia e visitabile fino al prossimo ottobre

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