Nei giorni successivi ci sono però state diverse telefonate di chiarimento - e pressioni a ogni livello - e la protesta mirandolese è in parte rientrata. L’ex sindaco Luigi Costi, che secondo le voci di corridoio avrebbe definito “pinocchi” gli emissari carpigiani, s’è poi prodigato nel ricucire con una saggia intervista. Nella quale, pur riproponendo le perplessità relative a quella che potrà essere la futura governance di Aimag - con Hera che seppur in minoranza potrà definire le strategie e nominare vertici operativi plenipotenziari – risponde però con un chiaro e secco “No!” a chi gli chiede se l’accordo vada rigettato. Segno che qualcuno deve avergli ricordato che è stato lui stesso il primo ad aprire le porte a Hera.
Nei giorni successivi, poi, il sindaco di Carpi e quello di Mirandola, Letizia Budri della Lega, hanno comunicato la scelta di investire 70mila euro in un’ulteriore serie di consulenze legali e finanziarie. In modo da fugare ogni minimo dubbio sulla liceità e sostenibilità dell’operazione. Specie, crediamo, in relazione a potenziali ritorsioni legali dei competitor nelle future gare. Perché – al di là della narrativa del recupero di Aimag dall’inferno alla quale non crede neanche Costi – il vero target è senz’altro prendere una posizione dominante per vincere in tranquillità gare altrimenti a rischio. Hera vorrebbe poi replicare questo modello nelle diverse province: una scelta che potrebbe essere vincente ma discutibile e che per questo merita approfondimenti – pagati dai cittadini, ovviamente.
Ma l’obiettivo di Righi e Bagni, evidentemente già pentiti dell’accelerazione data senza un serio confronto politico nei consigli e nei circoli, è anche quello di allungare il più possibile il brodo. Anche perché fra i corridoi dei comuni circolano già i moduli delle firme per due referendum: a Mirandola e Carpi. Organizzati dai sempiterni comitati per l’acqua pubblica.
Sempre che gli elettori di destra e i civici si ricordino di essersi sempre opposti alle scalate del colosso bolognese.
Eli Gold

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