Al di là delle valutazioni tecniche, sempre complesse da farsi senza avere un quadro completo, c’è l’aspetto politico dell’operazione.
Da un lato quel 51% mantenuto in mano pubblica, associato a un nuovo strettissimo patto di sindacato fra i comuni soci, permetterà nel breve a Aimag di evitare alcune problematiche negli affidamenti, già rilevate dal Tar in occasione dei ricorsi contro l’attuale Cda. Permetterà soprattutto ai sindaci di sinistra di tamponare potenziali falle alla loro sinistra, sbandierando come un successo epocale l’aver mantenuto una maggioranza pubblica. A tal proposito, a Carpi nel 2017 ci fu anche un referendum: fu un flop dal punto di vista della partecipazione popolare ma costrinse l’allora sindaco Alberto Bellelli, ai tempi nella fase meno competitiva della propria carriera, a chiudere ogni spiraglio possibile sulla cessione di quote a Hera. Lasciando di fatto le scelte rilevanti in merito a Aimag nelle mani del suo vice, Simone Morelli. Che già l’anno precedente pareva aver avuto un peso notevole nella nomina a presidente della carpigiana Monica Borghi, fino a quel momento impiegata della Cna. E nel blocco del tentativo di concambio azionario fra Hera e Fondazione Cassa Carpi ordito da Giuseppe Schena. Tutte operazioni che se fossero state fatte ai tempi, avrebbero senz’altro evitato il tracollo strategico, economico e finanziario di questi anni. O ridotto gli impatti sui comuni e sulla Fondazione.
C’è invece la novità del nuovo sindaco di Carpi Riccardo Righi, che senza alcun patema d’animo sconfessa l’ultimo decennio del suo ex sindaco e porta Aimag verso Bologna, risolvendo la crisi causata dal predecessore sul patto di sindacato. Pur sfruttando tutta una serie di artifici societari e finanziari per far credere che la società mirandolese resterà pubblica e sotto il suo controllo.
Viene poi messa in forte discussione la leadership della presidente Paola Ruggiero, voluta da Bellelli. Già presente nel precedente CdA, quello che ha permesso l’operazione Soenergy e altre non meglio precisate scelte finanziare che hanno portato a un indebitamento di 300 milioni di euro. E che dopo neanche due anni di presidenza si trova a essere la presidente del “consolidamento da parte di Hera”.
Perché del comunicato di Aimag il concetto chiave è “consolidamento”: un termine che dal punto di vista societario, finanziario, ingegneristico può voler significare tante cose. Ma che oggi vuole dirci che i sindaci resteranno anche in maggioranza, ma che per non ripetere gli errori del passato da oggi il controllo diventa tutto di Hera.
Magath

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