C'era una volta un sistema di Associazioni di categoria che, cercando di rappresentare al meglio le istanze del tessuto economico-produttivo, ha contribuito, nell'interesse generale, alla costruzione di condizioni di prosperità economica e sociale diffusa in terra modenese.
Questa fotografia, questo mondo non esiste più da tempo. Il colpo finale, quello mortale, gli è stato dato dalla crisi economico-finanziaria - ben descritta da questo quotidiano e prima ancora da Prima Pagina - che ha condotto ad uno stato pre-fallimentare la CNA di Modena, oggi del presidente Claudio Medici (nella foto). E che avrà uno sbocco apparentemente scontato, peraltro fortemente caldeggiato dal commercialista di riferimento del Partito Democratico (Domenico Trombone, ndr) e dalla banche esposte verso Cna servizi: quello della creazione di una S.R.L. Un epilogo drammatico. Non solo per le ricadute occupazionali che porterà con sé, considerando il fatto che nel trasferimento del ramo d'azienda da Cna servizi alla S.R.L. una parte del personale sarà lasciato a casa. Ma soprattutto perché trasformare Cna, la casa per eccellenza delle piccole e medie imprese modenesi, in una società privata del tutto simile ad uno studio di commercialisti, equivale a buttare a mare un preziosissimo patrimonio associativo, sindacale e politico.
CNA, preme ricordarlo, è stata fino a pochi anni fa una sorta di istituzione, un punto fermo del mondo della rappresentanza.
A cui si pone fine, per quanto riguarda Cna servizi, con la neo-costituita S.R.L., messa (potenzialmente tra qualche anno) nelle mani non già di migliaia di imprenditori affiliati, ma ai segretari e a qualche imprenditore gradito dalle banche. Un fatto grave, che però è solo la punta dell'iceberg di un processo di destrutturazione, che da tempo investe tutto il mondo della rappresentanza imprenditoriale. Mondo che ha progressivamente perso credibilità nei confronti delle imprese, prima ancora che verso le Istituzioni, affetto come è da almeno un decennio da una profonda crisi di identità. Che classi dirigenti incapaci, superficiali ed incompetenti non hanno voluto e saputo affrontare prontamente.E' una crisi simile a quella che vivono i partiti da un ventennio e che ha provocato l'allontanamento delle Associazioni dal proprio Dna: rappresentare le ragioni delle imprese e creare un contesto favorevole perché, nell'interesse generale, le stesse imprese possano insediarsi, crescere e generare benessere non solo meramente economico. Un mestiere difficile, questo, reso ancora più complicato da evoluzioni globali, che le Associazioni, forse con l'unica eccezione di Confindustria, non sono state in grado di decifrare.
La paradossale presa di posizione di Cna a favore della contestata costruzione di 550 abitazioni nel comparto Vaciglio-Morane, come è noto, non è una battaglia per far lavorare i propri artigiani associati – che peraltro trarrebbero molte più soddisfazioni monetarie da progetti di rigenerazione urbana -, ma per difendere l'altra speculare partita: quella relativa all'insediamento di altre 350 abitazioni, di cui è capofila Mauro Galavotti, sempiterno presidente del consorzio di imprenditori edili di Cna e uomo forte nella malconcia associazione di via Malavolti.
La crisi di identità delle Associazioni, a cui si lega e da cui in parte consegue una fragilità economico-finanziaria, ha poi un'altra faccia.
Un quadro, questo, oltremodo preoccupante se pensiamo che la subalternità ed il gregarismo colpiscono Associazioni come Lapam o Ascom Confcommercio. Organizzazioni che hanno fondato la propria ragione d'essere e, fino ad alcuni anni fa, la propria autorevolezza, proprio sulla equidistanza dalla politica, su un rapporto dialettico con essa. Oltre che sul netto rifiuto di logiche collateralistiche o addirittura di “asservimento”, tipiche di altre Associazioni di categoria da sempre più allineate al potere locale modenese, di cui la stessa Cna, assieme a Legacoop e Confesercenti costituiscono gli esempi più lampanti.
Eli Gold

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