Il quotidiano on line La Pressa ha vinto il primo grado di giudizio cautelare contro l’agenzia di stampa multimediale Lapresse s.p.a.
L’agenzia di stampa multimediale Lapresse ha promosso infatti ricorso nei mesi scorsi contro il nostro quotidiano chiedendo al Giudice di inibire alla nostra società editrice, difesa dall'avvocato Andrea Pini del foro di Modena e con studio anche a Torino, tra l’altro, l’uso sia della testata La Pressa, sia del nome a dominio www.lapressa.it e comunque del segno distintivo La Pressa in qualunque forma per la presunta violazione della legge speciale dei marchi registrati, del diritto d’autore e delle regole di concorrenza leale, norme richiamate da Lapresse a tutela dei propri segni distintivi e dei propri servizi di stampa multimediale quali, ad esempio, le fotografie asseritamente usurpate dal nostro quotidiano.
Ebbene, il Tribunale di Bologna, Sezione specializzata in Proprietà industriale, giudice dottoressa Daria Sbariscia (R.G. 5788/2018) con ordinanza 8.10.2018 pubblicata il 9.10.2018 ha respinto il ricorso di Lapresse ed ha condannato quest’ultima al pagamento delle spese di lite.
'Il ricorso - si legge tra l'altro nella ordinanza - non merita accoglimento, difettando entrambi i requisiti del fumus boni juris e del periculum in mora.
Quanto al fumus deve in primo luogo escludersi la contraffazione con il marchio registrato dalla società ricorrente: si tratta di un marchio che, oltre alla parte denominativa “LaPresse” presenta anche elementi figurativi, la cui protezione viene espressamente rivendicata anche con specifici colori: è esclusa quindi ogni confondibilità con il termine 'La Pressa' (…). Inoltre: '…nel caso di specie non è possibile esimersi dalla considerazione secondo la quale, attraverso la navigazione in rete (ossia digitando l’espressione “La Pressa” su qualsiasi motore di ricerca) non vi è alcun reindirizzamento verso il o i siti relativi a LaPresse; né i risultati forniti dalla ricerca sono legati al sito de “La Pressa”; né al contrario, digitando “LaPresse” vi sono risultati che portino alla testata “La Pressa”; si tratta di un caso chiaro di esclusione di confondibilità da contatto su internet”.Ed ancora: “Per gli stessi motivi non si ravvisa alcuna forma di concorrenza sleale atteso che, per un verso, vi è effettivamente difetto di legittimazione attiva della ricorrente [Lapresse] con rifermento alle azioni a tutela della testata LaPresse TG”.
E poi: “Non ricorre neanche la violazione del diritto d’autore per le ragioni evidenziate dai resistenti, i quali hanno fornito la prova di avere acquisito la foto da parte della società Carpi Football Club”.
In altre parole, il Giudice ha respinto ogni richiesta formulata da Lapresse di accertamento sommario della contraffazione del marchio, della concorrenza sleale e della violazione del diritto d’autore che avrebbe commesso il nostro quotidiano La Pressa ai suoi danni. Nel caso opposto, il giornale on line La Pressa non esisterebbe più e, con esso, sarebbe venuta meno una voce libera e indipendente, senza padrini e senza padroni, che racconta
Lapresse non ha reclamato il provvedimento cautelare ad essa sfavorevole.
“Con soddisfazione prendiamo atto della decisione del Giudice che conferma il buon lavoro della nostra redazione ed il radicamento della nostra testata nel modenese - afferma il direttore de La Pressa, Giuseppe Leonelli -. Il nome ed il simbolo de La Pressa, come noto, è un omaggio alla testata cartacea Prima Pagina che ospitava, fin dall’aprile 2012, una rubrica di successo così denominata poi tradotta in un volume di raccolta, un ricordo affettuoso verso quella esperienza ed i giornalisti che vi lavoravano (alcuni dei quali lavorano oggi proprio per il quotidiano La Pressa). Nome del quale andiamo orgogliosi. Un particolare ringraziamento all'avvocato Andrea Pini per la cura meticolosa con cui ha curato e condotto la nostra difesa. Ora procediamo come fatto sinora nel racconto della realtà modenese, offrendo ai lettori il nostro punto di vista. Il punto di vista de La Pressa'.

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