Il primo tratto del tracciato risale addirittura al 1979. Sarebbero passati altri tre anni per la nascita dell'assessore Guerzoni. Da allora, pezzo dopo pezzo, con una gestione frammentata tra ANAS e Provincia, si è proceduto a realizzare un’infrastruttura che – a conti fatti – ha richiesto quasi 46 anni per essere completata. In pratica, poco più di mezzo chilometro all’anno. Un ritmo che definire inefficiente è quasi un eufemismo.
E non basta giustificare il tutto con il rimpallo di responsabilità tra enti e competenze. Perché la capacità politica per un territorio economicamente e socialmente forte come quello di Modena si misura anche dalla forza con cui i territori si difendono e si valorizzano nei tavoli regionali e nazionali che contano. E Modena, negli ultimi trent'anni, protagonista nelle grandi scelte di sviluppo sul tema ed infrastrutturale, lo è stata sempre meno. La Cispadana è ancora sulla carta, il potenziamento della Canaletto pure. Per la Nuova Estense da Pavullo all'Alto Frignano, anche. Così come per la Complanarina, solo recentemente accantierata ma già nelle cronache politiche modenesi dal 2021. Al netto poi della Bretella. E solo per rimanere nell'ambito delle opere stradali sovracomunali e di interesse provinciale e di area vasta.
E il fatto che l’attuale assessore Guerzoni, che oggi ne celebra il completamento, non era nemmeno nato quando vennero posate le prime pietre del tracciato rappresenta un dettaglio simbolico, ma rende bene l’idea della distanza temporale e, soprattutto, dell’inadeguatezza di un sistema che fatica a garantire tempi certi e ragionevoli per opere fondamentali per lo sviluppo del territorio.
Ecco, nel dettaglio, come si è articolato il cronoprogramma di questa interminabile odissea:
Anni ’70-’80: Tratto Reggio – Ghiarola Vecchia (4,5 km) – Gestione ANAS
Anni
2004–2025: Tratto Pozza – confine Bologna (16 km) – Gestione Provincia di Modena
L’ultimo tratto, quello tra la Strada provinciale 17 a Cà di Sola e via del Cristo a Castelnuovo Rangone, è stato inaugurato solo nel giugno 2025, chiudendo definitivamente un cantiere per la realizzazione dell'opera completa che pareva eterno.
Ciò che doveva essere un’infrastruttura strategica per il territorio modenese e per tutta l’Emilia-Romagna, è diventata un caso emblematico dell’incapacità italiana di pianificare e realizzare opere pubbliche in tempi sostenibili. Certo, il risultato finale oggi esiste e ha una sua utilità, ma a che prezzo? E soprattutto: quanto sviluppo e quante opportunità sono andate perse durante questi lunghi decenni?
Perché 46 anni per completare 27 chilometri non è una storia di successo, ma un fallimento politico e di governo da non dimenticare. A tutti i livelli.
Gi.Ga.


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