Il centrosinistra, col Pd in testa, è davvero talmente sicuro di vincere che sta già organizzando la futura giunta. La gioiosa e sempiterna attiva macchina da guerra Dem a Modena in questi mesi ha aperto i soliti tavoli, organizzato i soliti incontri e - dopo un attimo di sbandamento con la figuraccia delle primarie mancate - si è compattata intorno a Mezzetti. Compattata e pronta a riaprire le danze per i posti che contano nella riproposizione dell'ottantennale sistema che fa di Modena una enclave nazionale. C'è Andrea Bortolamasi che scalpita per un ruolo da vicesindaco, c'è Andrea Bosi che è già certo di ottenere un assessorato di peso, c'è Francesca Maletti pronta a migrare dalla Regione alla delega modenese al welfare, c'è Grazia Baracchi che spera in una riconferma contro ogni pronostico, c'è Diego Lenzini che punta a catalizzare il voto dei cattolici per autoimporsi nella squadra di governo, a controbilanciare come da Manuale Cencelli, l'ossatura ex Ds, c'è il segretario provinciale Dem Roberto Solomita che vorrebbe diventare capo di gabinetto. E poi ci sono i posti per gli alleati: due assessorati ai 5 Stelle (se dovessero superare il 6%), un assessorato ai Verdi-sinistra (se staranno sotto il 6%), un assessorato per Modena Civica e un assessorato tra Azione e Stati Uniti d'Europa a seconda di chi otterrà più consensi in questo derby centrista con Paolo Zanca a fare scongiuri, rigorosamente laici. E ancora tutto il valzer delle nomine, con le danze sempre aperte. Eternamente aperte.
In mezzo la promessa di spegnere l'inceneritore tra 10 anni per accontentare i 5 Stelle, una sana vaghezza sul tema Bretella per non scontentare i Verdi e la garanzia di più cassonetti per tutti e meno rifiuti in strada, che ormai fare un dispetto a Giancarlo Muzzarelli, il leone prossimo ad abdicare, non è un problema.
Insomma, tutto appare già scritto, con tanti sorrisi e pacche sulle spalle.
In questa bella narrazione l'incognita rappresentata da Luca Negrini esiste e si rafforza nella misura in cui il candidato del centrodestra ha deciso in queste ultime fasi di mantenere un profilo basso. Non ha replicato all'uscita scomposta di Mezzetti sulla destra e sulle mafie, lasciando parlare gli esponenti Fdi, e agli attacchi a testa bassa ha preferito il fioretto e negli incontri ha mantenuto l'aplomb coerente con le sue camicie di sartoria e i suoi orologi da collezione.
E poi venerdì è il giorno del silenzio. Due giorni di foto e si scoprirà se prevarranno le certezze di Mezzetti o la 'campagna normale' di Negrini.
Giuseppe Leonelli

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