Se in Parlamento una riforma della legge elettorale per le comunali non è esclusa (si ipotizza di mutare la soglia del ballottaggio al di sotto del 40%), è probabile invece una riforma delle Province per renderle nuovamente enti elettivi (anche in considerazione dello stipendio dorato del presidente, simile a quello di un consigliere regionale). Il problema è tutto nella tempistica: difficilmente la modifica verrà varata in tempo per far coincidere le Provinciali alle Europee, ed ecco allora Muzzarelli ha bisogno di un periodo di visibilità tra la scadenza del suo mandato di sindaco e l'approdo (elettori permettendo) nella nuova poltrona.
Si sta dunque rafforzando l'ipotesi di creazione, in vista delle Comunali 2024, di una lista civica (magari chiamata proprio Daimò come lo slogan 2019) che consenta a Muzzarelli di misurarsi in termini elettorali e, in caso di buon risultato e di vittoria del centrosinistra, di rientrare in giunta magari come vicesindaco o comunque assessore di peso. Preparando così il terreno per il salto in viale Martiri, per la preoccupazione di Fabio Braglia.
Ovvio che uno scenario di questo tipo è legato al nome che il Pd sceglierà come candidato sindaco. Dovesse essere un big (Bonaccini, Vaccari, la Guerra o lo stesso Baruffi sono dati in pole per cercare di arginare l'onda meloniana) difficilmente egli potrebbe accettare di essere messo in ombra da una figura così ingombrante come quella del sindaco uscente. In caso contrario, dovesse restare in piedi l'ipotesi di una candidatura non di caratura nazionale (Bosi o Bortolamasi), Muzzarelli potrebbe tranquillamente rientrare in piazza Grande come mentore. E forse anche qualcosa di più.
Giuseppe Leonelli

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