Il non-modenese, romano e bolognese, Massimo Mezzetti ha dimostrato di giganteggiare nell'agorà politica piena di nani e ballerine modenese. Il sindaco di Modena, non iscritto al Pd, ha gestito il caso Amo con la strategia di un professionista mentre tutto intorno i presunti leader locali abbozzavano, si nascondevano o si lasciavano andare a dichiarazioni smentite nel giro di pochi giorni. Mentre egli danzava sul pallone, i suoi avversari si esibivano in pestoni e tiracci da fondocampo.
Non è una questione morale, ma tecnica: la politica come il calcio è un'arte e ha delle regole, Mezzetti ha fatto vedere di conoscere alla perfezione le regole e di avere la fantasia necessaria per applicarle. I suoi avversari interni hanno dimostrato di poter giocare (forse) in terza categoria e di far fatica anche a comprendere la regola del fuorigioco, che non è immediata a onor del vero.
Così l'incidente politico (per usare un eufemismo) dell'ammanco da mezzo milione di euro è stato sfruttato dal primo cittadino per far piazza pulita di tutti coloro che da mesi in casa Pd hanno provato a fargli le scarpe. Mezzetti ha capito immediatamente che la filastrocca della difesa a oltranza dei vertici Amo si sarebbe sgretolata davanti alle evidenze e così ha immediatamente preso le distanze parlando di fatto gravissimo e annunciando un reset totale. Mentre il presidente della provincia Braglia si sperticava nell'attaccare solo 'colei che aveva rubato', mentre i parlamentari Vaccari, Guerra e Rando facevano quadrato su Reggianini, mentre le parole d'ordine erano 'la destra fa di peggio' e 'non strumentalizziamo', Massimo Mezzetti chiedeva di fare tabula rasa e indicava Andrea Bosi, il più emarginato dei profili Pd, come amministratore unico.
E la scommessa è stata vinta: dopo appena 42 giorni dalla elezione a segretario Dem, Stefano Reggianini, il segretario che doveva essere garante delle aspirazioni anti-Mezzetti di Muzzarelli, si è dimesso. Un passo indietro umiliante perchè giunto sugli sviluppi di una vicenda, lo scandalo Amo appunto, che egli sapeva perfettamente anche al momento della elezione, così come la sapevano i sindaci che lo hanno votato. Quarantadue giorni.
Ma quello di Mezzetti è stato cinismo? No, o almeno il sindaco non è stato più cinico di altri. Semplicemente ha fiutato da subito dove tirava il vento e ha usato la realtà per ottenere il suo obiettivo. Consigliato dal duo Zanca-Solomita (i veri strateghi della cabina di regia del sindaco), Mezzetti si è poi portato dietro il sindaco di Carpi Righi il quale - complice la minor esperienza e l'assenza di consiglieri all'altezza - ha dovuto convertirsi sulla via Ravarino-Carpi passando dal difendere con le unghie e coi denti il suo assessore Di Loreto, allo scaricarlo senza se e senza ma.
Ora nello sfacelo Dem, Mezzetti balla il valzer del vincitore. Non deve più far nulla, non ha avversari nè a destra nè a sinistra. Il Pd si è autodemolito da solo: Vaccari, Rando, Guerra, Muzzarelli appaiono come ombre nel deserto post dimissioni a catena, mentre Fdi, che già lo corteggiava a metà, lo applaude implicitamente attaccando il Pd stesso.
Balla Mezzetti nel mondo dei giganti, mentre i suoi avversari interni ora sgomitano per chi farà il segretario Pd del dopo l'umiliazione, si azzuffano per chi avrà la leadership nel mondo dei nani.
Giuseppe

(1).jpg)

