Ed egli lascia una eredità assai pesante e gravosa al suo successore, a Massimo Mezzetti (se sarà votato dai modenesi). Lascia una città in difficoltà, con tanti problemi vecchi e nuovi non risolti a fronte di continue nuove promesse di interventi, a volte faraonici, proiettati al futuro e che ‘cadranno’ sulle spalle del nuovo sindaco. Lascia una città con poche certezze e molte criticità ed emergenze, un esteso degrado ambientale e sociale, con comitati di protesta di cittadini sorti in tutti i quartieri, a cominciare da quello della Sacca per finire a quello del Centro storico. E, per non farci mancare nulla, siamo balzati in testa alla classifica delle città tra le più care e più inquinate d’Italia, dove si scommette tanto, dove si gioca tanto con lotterie e slot machine, con i conseguenti drammi personali e famigliari per stipendi andati in fumo. A farsi carico di questa ulteriore ‘piaga’ modenese sono state Federconsumatori, Acli e Arci. Così come sono preoccupanti le cifre del riciclaggio di denaro ‘sporco’ diffuse da Confesercenti che parla di “un incremento del 17 per cento rispetto alle cifre dello scorso anno”, dato questo confermato dalle ricerche di Franco Zavatti per conto della Cgil, che rileva come “Modena sia seconda in Emilia dopo Bologna in questa poco edificante classifica”.
In questo quadro impietoso ed inquietante si innesta la crisi economica che colpisce soprattutto il settore del commercio: Confcommercio afferma che si sono ‘perse’ negli ultimi due anni a Modena 280 imprese con 150 serrande di negozi ‘storici’ che si sono abbassate nel centro cittadino vittime dall’espansione senza limiti della grande distribuzione (in specie Coop e Conad) che fa loro una concorrenza spietata senza che l’amministrazione abbia individuato e promosso misure in difesa delle ‘botteghe’ storiche e dei ‘mestieri’ di una volta.
Modena si conferma pure tra le città col più alto indice di cementificazione del territorio e dunque con una maggiore distruzione del verde tolto ai cittadini (44 ettari) in una Regione, tra l’altro, tra le più cementificate d’Italia (635 ettari di suolo “bruciati” nel solo 2022), con un conseguente fragilissimo territorio dal punto di vista idrogeologico.
Ma è soprattutto la malavita che preoccupa e inquieta i modenesi per una situazione dell’ordine pubblico da “far west”, come ha titolato un giornale o di “città allo sbando e fuori controllo” come hanno denunciato i gruppi consigliari di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia.
Un crescendo di preoccupazione e di malcontento di fronte al silenzio del sindaco e assessori che si girano dall’altra parte preferendo farsi fotografare impettiti per andare sui giornali ma mai visti sui luoghi dove avvengono questi crimini. A conferma, come si diceva, di una amministrazione, quella guidata da Muzzarelli, presuntuosa, arrogante, paternalista, che ha sempre cercato di distrarre i cittadini dai problemi veri e quotidiani con promesse di interventi straordinari per criticità sempre esistite ma mai risolte, nonostante che in Comune vi siano sin dal 1945 uomini politici sempre e solo dello stesso partito e con maggioranze assolute.
Oltre a tutto questo c’è il fallimento totale della raccolta differenziata dei rifiuti, testimoniata dalle mille proteste, dalle centinaia di petizioni dei cittadini e delle associazioni di categoria, dai partiti di minoranza (ma anche da qualche ‘coraggioso’ consigliere di maggioranza) che hanno chiesto di rivedere il progetto di Hera “che non funziona”. Progetto contestato anche dalla Cgil (è tutto dire) che lo ha definito “inattuabile” e che “fa acqua da tutte le parti”. A Modena a difendere Hera pare sia rimasto il solo assessore Filippi che evidentemente non vede (o non vuole vedere) i cumuli di rifiuti sparsi ovunque in città, topi compresi. Anche Federconsumatori è stata severa sull’argomento: “Si tratta di un progetto non meditato - ha scritto – che ha incontrato difficoltà e tensioni coi cittadini per cui c’è la necessità di cambiamenti e modifiche importanti”. Aggiungendo significativamente che “la crisi dei rifiuti è dovuta alla assenza di partecipazione, di nessun ascolto e di nessun confronto con la città e le sue rappresentanze”. Per molto meno in altre realtà il Pd chiede in casi del genere le dimissioni immediate degli amministratori coinvolti.
Infine, l’ultima patata bollente che Massimo Mezzetti si troverà sul tavolo di piazza Grande: il clamoroso dietro front del Pd sulla Bretella Campogalliano – Sassuolo, proposta per anni dal Pd stesso ma mai realizzata. Una mancanza di coerenza che ha insospettito i partiti di minoranza, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Italia Viva ma anche Modena Volta Pagina che hanno visto nell’ordine del giorno votato dal Pd in consiglio un tentativo estremo e scopertamente strumentale di agganciare i partiti alla sinistra del Pd (da sempre contrari al manufatto, cosi come alla Cispadana) perchè senza i loro voti il Pd rischia davvero di perdere questa volta il Comune dopo 80 anni di potere assoluto.
“La paura fa davvero novanta, ma a perdere di credibilità di fronte all’elettorato - ha ammonito la consigliera regionale Giulia Pigoni – di voti se ne perdono ancora di più”.
Cesare Pradella

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