Tra questi, un ‘fallimento’ è dovuto alla progressiva distruzione del verde pubblico in larghe zone della città a causa di una cementificazione a volte selvaggia con spreco del suolo pubblico, a beneficio di grandi imprese edili e della grande distribuzione commerciale spesso legata a finanziarie estere, che ha aperto vasti supermercati che hanno danneggiato gravemente la rete dei negozi storici del centro cittadino legati alle tradizioni e alla storia del territorio, un patrimonio di ricchezze e valori tramandato da generazioni e ora in via di estinzione. E la progressiva distruzione del verde è stata qualche volta ricordata, seppure timidamente (forse per non perdere un assessorato in Comune) anche dai Verdi che si limitano tuttavia ad accennare a ‘suolo da difendere’, ammettendo a denti stretti l’esistenza del problema. Anche se questa emergenza ambientale non è da addebitare solo al sindaco Muzzarelli (anche se è al governo da quasi dieci anni) ma anche ai suoi predecessori, i sindaci Pighi e Barbolini, ai quali si deve l’inizio dell’epoca cementificatrice e della trasformazione del territorio, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Un secondo ‘fallimento’ è legato alla tanto sbandierata integrazione degli immigrati di religione musulmana o di quelli provenienti dai paesi ex comunisti dell’est europeo con la popolazione modenese, fallimento
Poi c’è il ’fallimento’ dell’obiettivo della sicurezza del cittadino e dell’altro retorico slogan di Modena “accogliente, sicura, ordinata e attrattiva”. Perchè Modena, città sede di una antica università, di una Accademia militare, di un Duomo e di un centro storico definiti dall’Unesco ‘patrimonio dell’umanità’, con un conseguente ricco patrimonio di storia, arte, cultura, di professioni e di insediamenti produttivi di alto livello tecnologico che la collocano tra le più avanzate, non può accettare e sopportare oltre le vergogne rappresentate dagli spettacoli quotidiani che offrono al visitatore il parco Novi Sad, off limits per tutti, soprattutto per mamme e bambini, la zona della stazione ferroviaria, della stazione piccola e della stazione delle autocorriere, di viale Crispi, dell’intero quartiere della Sacca e non solo del palazzo R-Nord (dal quale tutti vogliono andarsene come ha fatto il market della Coop prima e, ora, anche For Modena), del gioiello rappresentato dal suo centro storico offeso, ferito e umiliato dalla microcriminalità che imperversa notte e giorno e che colpisce le attività commerciali, i loro titolari e i loro clienti, il degrado e la frequentazione poca gradita di tossico, sbandati, ubriachi, dei giardini ducali, dei giardini di viale Caduti, del parco XX Settembre.
Senza dimenticare i clamorosi episodi di violenze tra studenti e tra questi e il corpo insegnante avvenuti all’interno dell’Istituto Corni, di cui si sono occupate anche emittenti televisive nazionali. Ma anche l’aumento dell’inquietante fenomeno del riciclaggio di denaro sospetto che avviene nel nostro territorio (Modena è seconda dietro Bologna in questa poco invidiabile classifica), fenomeno questo denunciato anche di recente da una ricerca di Franco Zavatti per conto della Cgil.
E, di fronte a questi ‘fallimenti’ e a queste emergenze sociali, il Comune che fa? L’ufficio stampa del sindaco informa che Muzzarelli ha scritto una lettera al presidente del consiglio Meloni (quella in carica da cinque mesi) per chiedere ‘aiuto’ sull’ordine pubblico e per dare maggiore sicurezza ai modenesi, dimenticandosi tuttavia di informare di cosa gli hanno risposto in precedenza i ministri del suo partito, il Pd, che sono stati al governo per dieci anni e fino a cinque mesi fa, cioè i vari Letta, Gentiloni, De Micheli, Guerini, Provenzano, Boccia, Franceschini, Orlando e i ministri degli Interni Minniti e Lamorgese, ma anche altri uomini di sinistra come quello della sanità Speranza e una modenese, la senatrice Maria Cecilia Guerra, che è stata per anni e sino a sei mesi fa sottosegretario all’Economia nel governo Draghi.
Di fronte a questo stato di cose, è stata la qualità della vita che è peggiorata invece di migliorare, collocando Modena tra le città più inquinate d’Italia, che deve ricorrere continuamente alle giornate ecologiche (quella col blocco delle auto) per cercare di ridurre lo smog e migliorare la pessima qualità dell’aria. Modena è anche una delle città più care della Regione e tra quelle col minore numero di alloggi disponibili per gli studenti universitari. Che ha un trasporto pubblico lacunoso e insufficiente, come lamentano i lavoratori pendolari, gli studenti e il personale viaggiante coi loro sindacati e una circolazione automobilistica cittadina caotica, addirittura paralizzata in certe ore e in alcuni snodi, che aumenta lo smog.
Altro ‘fallimento’ che ha assunto, questo, le caratteristiche di una vera e propria emergenza sociale, è rappresentato dal nuovo sistema di raccolta dei rifiuti urbani condotto da Hera, che fa di Modena una città sporca come mai si era visto in passato, coi cittadini infuriati per i rifiuti abbandonati per giorni nelle strade e nelle piazze. E per fortuna che non fa ancora caldo...
E i quotidiani, come La Pressa, parlano giustamente di una situazione ‘fuori controllo’, di un sistema quello del ‘porta a porta’ che è una ‘vergogna’, mostrando foto della città che assomigliano a quelle di Roma.
Città ferma, dunque, ingessata, priva di slanci, senza progettualità e strategie vere e serie per il futuro, che non siano le solite promesse di futuristici vaghi interventi che non risolvono i problemi attuali che assillano la città, come è stato detto anche dalle minoranze in consiglio comunale nella discussione sul bilancio del Comune, bilancio approvato dai soli partiti di maggioranza.
“Pattume e criminalità”: questo il biglietto da visita di Modena, come ha scritto qualcuno.
C’è dunque una sempre maggiore consapevolezza della necessità di un cambio della classe politica che amministra il Comune ininterrottamente da quasi ottant’anni, della necessità di idee e mentalità nuove, adeguate ai mutamenti intervenuti nella società modenese, di nuovi amministratori non vincolati ad ideologie di partito, che provengano dalla società civile, dai mestieri e dalle professioni, meno autoreferenziali rispetto agli attuali, meno arroganti ed egocentrici, maggiormente disponibili all’ascolto dei cittadini e delle idee degli altri partiti.
Una città che torni ad essere virtuosa, protagonista e diversa dall’attuale che non è affatto “green, smart, sicura, pulita, ordinata, attrattiva ed attraente” come sostiene la retorica di piazza Grande.
Magari con una salutare (per la democrazia) alternanza al potere, come invoca lo stesso Pd quando è in minoranza.
Cesare Pradella


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