Il Pd modenese esce con le ossa frantumate dal percorso per la individuazione del candidato sindaco. La partecipazione tanto sbandierata, è stata asfaltata dalla segreteria nazionale che di fronte al caos di 8 candidati pretendenti ha dovuto imporre un profilo esterno. Un commissario che mettesse ordine nella anarchia nella quale è sprofondato il Partito democratico della città. Ne escono malissimo Giulio Guerzoni, alla fine scaricato dal suo 'padre politico' Muzzarelli, e Andrea Bortolamasi, sostenuto da Bonaccini. I due sfidanti non sono riusciti nemmeno nel tentativo di mettere insieme i colleghi di partito (Ludovica Ferrari e Diego Lenzini su tutti) dimostrando di non essere all'altezza di tenere insieme la complessità che la guida di una città comporta.
Male Muzzarelli che ha subito un candidato più vicino a Stefano Bonaccini e che ora sicuramente andrà all'incasso politico (per il sindaco in scadenza si ipotizza un ruolo dirigenziale in Hera). Male anche Francesca Maletti, uscita in extremis con una autocandidatura sfumata nel giro di due giorni, male l'area cattolica Dem che non ha toccato palla e male tutta la segreteria locale Dem, con Federica Venturelli in testa.
Davanti alle macerie Dem, un dato politico positivo resta. Massimo Mezzetti, al di là della genesi che ha portato al suo nome, è indubbiamente il candidato migliore che il centrosinistra modenese potesse mettere in campo. Dotato di cultura ed esperienza politica, dai modi lontani dall'arroganza del potere che ha contraddistinto gli ultimi anni della giunta uscente, Mezzetti può unire un campo largo che va dai 5 Stelle ad Azione. Ora si tratta di accontentare gli alleati (a partire da Modena Civica) e per l'ex assessore regionale si prospetta una vittoria anche al primo turno. Vittoria favorita, ovviamente, da un centrodestra immobile, incapace di costruire una rete, che ha fatto del silenzio la propria unica arma e ancora appeso a un fantomatico nome di San Valentino.
Giuseppe Leonelli

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