Queste parole non sono uscite dalla bocca di Sara Cunial o di Francesco Forciniti e neppure di Giorgia Meloni. A stroncare l'azione del Governo Draghi, anche sul piano umano, è questa mattina Marco Travaglio in un editoriale sul Fatto quotidiano. Non è la prima volta che il giornalista, punto di riferimento di quel che resta della galassia grillina, si lancia in attacchi al Governo, ma questa volta la bocciatura è totale. E che Travaglio non parli a caso, ma i suoi commenti siano sempre da contestualizzarsi in chiave strettamente politica è noto.
Ora la verità è che - al di là delle mirabolanti dichiarazioni del presidente del Consiglio sul 'Governo bellissimo' - il banchiere prestato alla politica si trova in una situazione a dir poco paradossale. Il principale partito che sostiene il suo Governo, il partito che nonostante le tante defezioni ha ancora 230 parlamentari, sul giornale 'di casa' si permette di umiliare il premier dicendo che 'deve andarsene subito perchè ha fallito'.
Perchè se i 5 Stelle lo bocciano, la Lega, secondo partito in Parlamento con 197 tra senatori e deputati, è da settimane sul piede di guerra alla ricerca di un incidente per farsi cacciare dalla maggioranza e rivestire i panni della fiera opposizione in vista del voto 2023.
Eppure - almeno per ora - Mario Draghi resta in sella. Non per la sua autorevolezza, non più. Ma per l'autorità dettata dalla paura che i parlamentari hanno di tornare al voto e quindi, anche complice la riduzione degli eletti, di perdere la poltrona. Un Governo siffatto non è bellissimo, è sotto la soglia della decenza democratica. Ma è pur vero che può sempre andare peggio.
Giuseppe Leonelli

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