È il disegno che emerge dalle parole del sindaco. Un progetto che fino a ieri poteva essere liquidato come un'ipotesi, un'indiscrezione, una prospettiva ancora lontana. Oggi assume una consistenza politica ben diversa. E non possiamo ignorare che questo avvenga dopo che La Pressa aveva sollevato pubblicamente la questione del futuro del Policlinico, chiedendo conto di una riorganizzazione della quale i cittadini non conoscevano ancora i contorni.
Mezzetti assicura che in via del Pozzo rimarranno il materno-infantile e il Pronto soccorso. Una rassicurazione che, almeno per quanto riguarda quest'ultimo, merita di essere esaminata con molta attenzione. Perché non basta dire che un Pronto soccorso resterà aperto. Bisogna spiegare che cosa ci sarà dietro quella porta. Un Pronto soccorso non è un ambulatorio. Non è un luogo nel quale limitarsi a visitare un paziente e decidere se mandarlo altrove. È il punto di accesso a una struttura ospedaliera che deve poter affrontare anche situazioni improvvise, gravi e imprevedibili. Un cittadino può arrivare con un dolore addominale e scoprire di avere bisogno di un intervento chirurgico urgente. Un altro può presentarsi con sintomi apparentemente banali e richiedere, dopo gli accertamenti, l'intervento immediato di un anestesista, di un chirurgo o di un altro specialista.
E allora la domanda è inevitabile: se le attività più complesse verranno concentrate a Baggiovara, quali reparti resteranno al Policlinico? Quali sale operatorie? Quali specialisti saranno disponibili per le emergenze? Quali servizi di diagnostica e rianimazione? E che cosa accadrà al paziente che arriverà in via del Pozzo e avrà bisogno di cure non più disponibili in quella sede? Dovrà essere trasferito a Baggiovara? E con quali tempi? Sono interrogativi ai quali non si può rispondere con una promessa generica.
A Modena esiste già un Centro di assistenza e urgenza, il CAU, destinato a gestire problemi urgenti ma non gravi. Sarebbe dunque importante comprendere quale differenza sostanziale esisterà tra quel servizio e il futuro Pronto soccorso del Policlinico.
Stiamo discutendo del futuro di uno dei principali ospedali della città, di un patrimonio pubblico costruito in decenni di investimenti, attività clinica, ricerca e formazione universitaria. Il Policlinico non è soltanto un insieme di edifici. È una rete di competenze professionali, reparti e servizi che operano in stretta relazione tra loro. Spostarne una parte significativa significa modificarne radicalmente la natura.
Una decisione di questa portata dovrebbe essere preceduta da un confronto pubblico approfondito. Dovrebbero essere illustrati gli studi, le alternative considerate, i vantaggi attesi e soprattutto le conseguenze per i pazienti. Invece oggi apprendiamo da un'intervista che si immagina una trasformazione da oltre mezzo miliardo di euro.
Ma chi ha deciso che questa sia la soluzione migliore per Modena? Chi ha valutato le alternative? Chi ha stabilito che sia preferibile concentrare le attività più complesse a Baggiovara anziché continuare a investire sul potenziamento delle due strutture esistenti? E quando questa scelta è stata realmente condivisa con la città? Non sono domande polemiche. Sono le domande che qualunque amministrazione dovrebbe porsi prima di avviare un'operazione destinata a incidere per decenni sul diritto alla salute dei cittadini.
C'è poi la questione economica. Cinquecentocinquanta milioni di euro rappresentano un investimento straordinario.
Perché il fine della sanità pubblica non è costruire ospedali. È curare le persone. E oggi la sanità modenese deve già fare i conti con problemi che nessun nuovo edificio, da solo, potrà risolvere. Liste d'attesa, difficoltà di accesso alle prestazioni, carenza di professionisti. Sono questioni che riguardano il presente e che continueranno a esistere anche davanti alle strutture più moderne, se non saranno accompagnate da adeguate risorse umane e organizzative. Naturalmente i finanziamenti per l'edilizia sanitaria seguono percorsi differenti da quelli destinati al personale. Ma un nuovo ospedale non funziona grazie ai muri. Funziona grazie ai medici, agli infermieri, ai tecnici e a tutti i professionisti che vi lavorano.
E prima di annunciare un investimento di queste dimensioni sarebbe opportuno spiegare anche quale sarà il costo di gestione del nuovo sistema e come si intenda garantirne la sostenibilità.
Il sindaco di Modena evidentemente non può limitarsi a presentare come un'opportunità una trasformazione che comporterà il ridimensionamento dell'attuale Policlinico. Deve spiegare perché questa scelta sia nell'interesse dei modenesi. Non della programmazione sanitaria in astratto, né degli equilibri organizzativi regionali, né di un progetto edilizio. Dei cittadini che oggi si rivolgono al Policlinico e che domani dovranno sapere dove andare, quali prestazioni troveranno e quali cure potranno ricevere.
La città ha diritto a conoscere il progetto completo, non soltanto la sua parte più rassicurante. Ha diritto di sapere quali reparti saranno trasferiti, quali rimarranno, che cosa diventerà il Pronto soccorso e quali garanzie verranno offerte ai pazienti. E ha diritto di discuterne prima che le decisioni diventino irreversibili.
Beatrice Lazzari


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