Il primo a lamentarsi è stato Stefano Bargi, della Lega – ferma sotto al 5%. Denunciando “una campagna elettorale inesistente, funzionale più che altro a far ottenere posti a Fdi, forte del traino nazionale”. E tirando in ballo, in negativo, la stessa candidata a presidente, la ciellina Elena Ugolini, che “molti ancora oggi, non sanno dire chi fosse”. Ancora più duro e critico Giovanni Bertoldi, arrivato dietro Bargi, per il quale FdI avrebbe pescato in casa degli alleati “monopolizzando l’elettorato del centrodestra, facendo propri anche molti temi tradizionalmente cari alla Lega” mentre i vertici del suo partito, oltre “all’invito a votare per Bargi”, avrebbero imposto “tre candidati sulla città per non infastidirlo”. Obbligandolo così a “rallentare impegno e investimento economico sulla campagna”.
Dalle parti di Forza Italia Giovanni Gidari, terzo arrivato dietro Antonio Platis e Piergiulio Giacobazzi, dopo la débacle di Forza Italia – terza dietro la Lega - immagina, come soluzione di rilancio, una fase congressuale per dare voce alle tessere – le note millanta tessere di FI. Mentre Platis, scampato dal tentativo di portarlo in pellicceria, come Giulio Andreotti, dà le stoccate ai colleghi restando ai fatti: 'In politica contano i numeri. Piergiulio ha fatto la scelta di candidarsi e ha fatto la sua gara”: perdendola.
Nel mentre FdI ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati: il partito ha tenuto rispetto al nazionale e preso cinque volte i voti degli alleati, danneggiati anche dalla civica dell’Ugolini. Ottenuti i due eletti voluti, rispettivamente moglie e delfino del coordinatore Michele Barcaiuolo. Doppiati i voti del consigliere “civico” Simone Pelloni, inserito senza paura in lista. Nessuna polemica interna, a differenza di Lega e FI che escono ancora una volta con le ossa rotte e con dissidi interni difficilmente ricomponibili. Partito ricompattato anche nei consigli comunali, con, in particolare, Luca Negrini e Elisa Rossini che da critici interni sono diventati i migliori luogotenenti di Barcaiuolo. Tutti gli obiettivi tranne vincere la Regione, o anche solo giocarsela: ma questo non era un obiettivo possibile per FdI, altrimenti avrebbero candidato il viceministro Galeazzo Bignami.
Alla fine Barcaiuolo, come alle comunali di 5 mesi fa, ha vinto su tutta la linea: di questo gli va dato atto.
È ancora presto per definire davvero problemi e soluzioni. Ma è chiaro che il problema è nei nomi. Forse, ancor più che in quelli che ci sono, in quelli che mancano: perché finiti nel centrosinistra o rimasti a guardare.
Magath

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