Ora, come avevamo previsto, davanti allo sfacelo in cui è ridotto il partito a Modena, non resta che la strada del commissariamento. Formalmente sarà la segreteria locale guidata da Federica Venturelli a indicare il nome del 'salvatore della patria', ma è evidente che l'indicazione arriva direttamente da Elly Schlein.
Sarà con ogni probabilità Massimo Mezzetti il nome del pretendente Pd alla successione di Muzzarelli. Sia chiaro, il 60enne ex assessore regionale, oggi presidente del Consiglio di indirizzo di Ago, è oggettivamente il nome migliore che il centrosinistra potesse mettere in campo. Culturalmente preparato, capace di trovare mediazioni anche fuori dal suo partito e sufficientemente lontano dalla palude Pd, Mezzetti rappresenta la 'novità affidabile'. Un nome che poteva essere indicato da subito ma che il partito modenese non ha avuto la forza di imporre lasciandosi trasportare nel vortice di consultazioni tanto sterili quanto autoreferenziali e così è servita la Schlein a zittire il marasma locale.
Se la segreteria Venturelli resta alle corde da questa delirante vicenda, escono sconfitti non solo gli otto 'giovani' pretendenti (sorride solo Andrea Bosi che di Mezzetti è da sempre il delfino), ma soprattutto i due presunti big sullo sfondo, Muzzarelli e Bonaccini. Il loro estenuante braccio di ferro ha fatto sì che siano stati bruciati i rispettivi uomini (Bortolamasi e Guerzoni) e ha ridicolizzato un intero partito. Ne esce male anche Francesca Maletti, lanciatasi in extremis come candidato sindaco, ma va detto che probabilmente l'obiettivo della consigliere regionale era fin da subito quello di stoppare il nome di Bortolamasi. Ora dunque manca solo l'ufficialità e con Mezzetti si eviteranno anche le primarie di coalizione. Azione è pronta a sostenerlo pancia a terra e probabilmente anche i 5 Stelle potrebbero accettare un accordo già al primo turno.
Giuseppe Leonelli

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