Gentili membri del Comitato modenese contro la guerra,
Ho letto con attenzione la vostra risposta alla mia precedente lettera. Devo tuttavia constatare che la questione che avevo sollevato rimane, di fatto, elusa.
La mia osservazione era molto semplice e circoscritta: facevo riferimento alla totale assenza di una presa di posizione rispetto alle migliaia di uccisioni avvenute in Iran nello scorso gennaio in poche ore per mano del regime degli Ayatollah. Era una richiesta di coerenza morale e politica: se si condanna la violenza e la sopraffazione, lo si deve fare senza selezioni geografiche o ideologiche. Quindi, quando dite 'di questo ci si deve indignare, del silenzio di fronte all'aggressione armata da parte di una coalizione tra gli imperialisti americani e gli israeliani accusati di genocidio', sviate dal problema: perché? Quelle morti valgono meno delle vittime di Gaza? Decidete voi per che cosa o chi ci si deve indignare?
Nella vostra risposta, invece di affrontare questo punto, avete preferito ricondurre il discorso alle consuete categorie generali – “imperialismo”, equilibri geopolitici, dinamiche dei blocchi. Sono temi che non rispondono alla domanda posta. Spostare il piano dell’argomentazione su concetti così ampi finisce per evitare il confronto con il fatto concreto che avevo indicato.
Comprendo inoltre la preoccupazione, condivisibile, che esprimete circa il possibile allargamento dei conflitti anche ai nostri territori.
Proprio per questo, però, è ancora più necessario non smarrire uno sguardo lucido e razionale sugli eventi, evitando che l’analisi delle situazioni venga filtrata da schemi interpretativi che rischiano di trasformarsi in riflessi automatici.L’esame dei fatti deve restare il punto di partenza. E i fatti, in più di un caso, pongono interrogativi scomodi anche a chi si definisce pacifista o antimilitarista.
Scansare i ciottoli come faceva Don Abbondio non aiuta la causa.
«L’ideologia è la cattiva coscienza che si fa sistema». (Leonardo Sciascia).
Cordialità
Massimiliano Merloni
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