in questi mesi sul suo giornale si sono spesso riportate critiche alla gestione dell’Ordine degli Ingegneri di Modena, senza contraddittorio e in termini che hanno più a che fare con la suggestione che con l’analisi. Le ultime riguardano bilancio, trasparenza e nuova sede. Come ingegnere iscritto e presente in assemblea ritengo utile riportare alcuni punti con chiarezza, perché la trasparenza non nasce dalle allusioni ma dai fatti.
Sui verbali: non sono documenti né segreti né inaccessibili. Chiunque li richieda li ottiene, e alcuni sono stati persino pubblicati dal suo giornale. Per questo sorprende sentir dire che “non sono disponibili”. Chi li cita li ha inevitabilmente letti, e se avesse individuato irregolarità le avrebbe rese pubbliche. Insinuare che la mancata pubblicazione automatica nasconda qualcosa rischia di diffondere un sospetto infondato. La pubblicazione proattiva può essere una scelta organizzativa, certo, ma con degli oneri aggiuntivi. E resta una domanda di buon senso: quanti iscritti andrebbero davvero a leggersi i verbali, visto che praticamente nessuno li chiede mai?
Sulla nuova sede: i “210mila euro in sei anni” sono la somma di un canone annuo da 35mila euro fissato dall’Università. Rapportati a 270 metri quadrati equivalgono a circa 130 euro al metro quadrato l’anno, del tutto coerenti con immobili direzionali della città. Qualcuno dice che ci sarebbe stata prima la richiesta dell’Ordine rispetto al bando: e quindi? Mi sembra la cosa più sacrosanta del mondo che l’Ordine degli ingegneri trovi sede presso il Dipartimento di Ingegneria e che per questo interloquisca con l’Università. Che se d’accordo predispone un bando per dare evidenza pubblica all’offerta. L’immobile garantisce una collocazione che per prestigio, affinità, posizione e servizi non poteva essere reperita altrove. Quanto al pagamento anticipato, cosa toglierebbe esattamente al bilancio dell’Ordine, in presenza di sufficiente liquidità?
Sui costi: un bilancio si discute sui numeri, non sulle impressioni. Finora non è stata denunciata una sola spesa impropria, né una voce fuori norma, né un fatto concreto. Dire che “i costi aumentano” senza un’analisi puntuale rimane un’opinione. E un’opinione, per quanto legittima, non dimostra inefficienza.
Un confronto reale con altri Ordini può aiutare a dare proporzioni corrette. Ordini come Agrigento hanno spese di formazione e rappresentanza comparabili a quelle modenesi. Ordini come Firenze presentano costi istituzionali più che doppi rispetto a Modena. Ordini grandi come Napoli sfiorano i 220mila euro solo per eventi e manifestazioni e versano 330mila euro al CNI.
Se davvero nel bilancio esistessero costi nascosti o irregolari, chi li individua avrebbe il dovere di denunciarli con atti, numeri e riferimenti normativi. A maggior ragione se consigliere. Poiché ciò non avviene mai, l’alternativa è che tali costi non esistano e che la critica rimanga sul piano dell’impressione. E l’impressione, quando non è sostenuta dai dati, rischia di diventare populismo contabile. Sarà utile per gli applausi e per i titoli di un giornale, ma è davvero utile all’Ordine? L’Ordine comunque s’è espresso: un’ora di critiche, centinaia di fotocopie distribuite e due soli voti contrari su centinaia di presenti non mi sembrano un gran successo politico. Ma questa è un’opinione personale: restiamo ai fatti.
Perché un Ordine professionale, caro Direttore, non è un sindacato né un’associazione privata. Non tutela l’iscritto: tutela la professione e, prima ancora, il cittadino che si affida a un ingegnere. È un presidio pubblico che garantisce etica, competenza, responsabilità e qualità nell’esercizio della professione. Questa funzione richiede strutture, servizi, personale, sedi adeguate, formazione continua, commissioni e rappresentanza. Tutto questo ha un costo. La domanda corretta non è “spendiamo molto?”, ma “spendiamo ciò che serve a svolgere bene il compito che la legge ci affida?”.
La discussione sul bilancio è sempre legittima. Ma deve poggiare sui fatti, non sulle suggestioni. E deve incentivare il dialogo e il confronto, non la polemica e lo scontro. Solo così si costruisce la vera cultura della trasparenza.
Ing. Roberto Benatti
Gentile ingegnere Benatti,
la ringrazio per la sua dettagliata analisi. E' un piacere darle spazio anche se, come pubblicato più volte, su alcuni elementi da lei riportati abbiamo espresso una opinione del tutto difforme. Ma non importa, in questo caso la forma è sostanza e la sua risposta rappresenta un elemento di confronto importante. Rileviamo che è la prima risposta giunta sul tema, mentre dall'Ordine degli Ingegneri, nonostante le nostre ripetute e ufficiali richieste di replica all'ufficio stampa nel corso dei mesi, finora abbiamo ricevuto solo il silenzio. Il contraddittorio, dunque, per precisione rispetto alla sua puntualizzazione iniziale, non è stato gradito dal Suo Ordine, non dalla Nostra testata.
Con stima
Giuseppe Leonelli



