Caro direttore,
Ho avuto modo di partecipare alla conferenza tenuta recentemente a Modena sulle ragioni del “NO” da parte del segretario della Cgil Landini e desidero condividere alcune riflessioni con spirito franco.
Quando si richiama la Costituzione, è necessario farlo con rigore e coerenza, non selettivamente. La nostra Carta non può essere evocata a sostegno delle proprie tesi e, al contempo, trascurata quando le circostanze richiederebbero una presa di posizione altrettanto netta.
Landini dovrebbe ad esempio ricordare il periodo pandemico, durante il quale — a fronte dell’introduzione del green pass nei luoghi di lavoro e del cosiddetto “super green pass” per gli ultracinquantenni — non si è registrata da parte della Cgil una presa di posizione altrettanto energica in difesa delle libertà personali e della dignità dei lavoratori. Misure che hanno inciso profondamente sulla vita quotidiana e sul diritto al lavoro di milioni di cittadini sono state accompagnate dal silenzio se non addirittura dall’avallo. Se poi, a distanza di tempo, si fa un bilancio circa la loro inefficacia, la riflessione è ancor più carica di significato.
Questo scarto tra l’enfasi odierna nel richiamare i principi costituzionali e la prudenza (usiamo un eufemismo) mostrata in quella fase storica rischia di apparire come una coerenza a geometria variabile.
Ed è proprio questa percezione che alimenta sfiducia e distanza, più delle divergenze politiche in sé.Analoga perplessità suscita la frequenza e l’intensità delle mobilitazioni sindacali promosse dalla sua organizzazione (in più di un caso senza l’appoggio di tutta la triade dei sindacati confederali) negli ultimi tempi. È legittimo scioperare, è un diritto costituzionalmente garantito; tuttavia, non si può non notare come tali iniziative si concentrino in modo marcato sotto l’attuale Governo. Eppure, le criticità del mondo del lavoro — in particolare nel settore dei trasporti, che conosco direttamente da viaggiatrice assidua — non sono certo sorte oggi. Erano già presenti negli anni passati. Ci si chiede, allora, perché non si sia assistito alla medesima sistematicità e incisività nelle mobilitazioni in fasi politiche precedenti. Il dubbio che si tratti di un’opposizione pregiudiziale anziché di una risposta contingente a problemi reali è difficile da dissipare.
Infine, in nome di quella Carta che il sindacalista richiama, mi permetto di sollecitare una riflessione sul tema della dignità e del rispetto reciproco. Liquidare come “sciocchezze” episodi quali la bruciatura in piazza di immagini rappresentanti le più alte cariche dello Stato sminuisce un problema più profondo.
La nostra Carta è chiara:
l’articolo 2 tutela i diritti inviolabili dell’uomo e impone il rispetto dell’integrità fisica e morale;
l’articolo 3 sancisce la pari dignità sociale di ogni cittadino;
l’articolo 13 afferma l’inviolabilità della libertà personale.
Sono principi che valgono sempre, senza distinzione di parte o di contesto. Difenderli significa farlo con coerenza, anche quando ciò comporta prendere posizione contro comportamenti provenienti dal proprio stesso ambito. Con l’auspicio che il confronto pubblico possa mantenersi su un piano di maggiore coerenza, equilibrio e responsabilità, porgo cordiali saluti
Ornella Lucarini



