Da parte nostra il massimo rispetto per tutti i caduti a causa di ogni guerra e su tutti i fronti. Ma ci chiediamo se non si possa fare uno sforzo critico per chiedersi se le morti in guerra non sarebbero evitabili, basterebbe non fare la guerra e non considerarla come opzione possibile, di giustificarla come “male necessario” e mezzo plausibile per risolvere controversie e conflitti. Non conteremmo i morti, civili e militari, non avremmo bisogno di ricordarli. Ci piace pensare alla vita, non alla morte, e soprattutto ci ripugna il messaggio che morire in guerra sia cosa “normale”.
Ci pare superfluo ricordarlo proprio in questa fase storica, in cui la follia criminale della guerra insanguina l'Europa, e ci tocca chiederci che futuro ci aspetta, se i “grandi della terra” non sanno fare di meglio che porre il mondo davanti alla barbarie delle stragi quotidiane e alla possibilità concreta di una guerra nucleare.
E che messaggio vogliamo dare ai giovani, come alle ragazze e ai ragazzi delle medie Marconi che ogni mattina passano davanti al monumento che raffigura un carro armato? ne giustifica l'uso? coltiva l'idea che morire in guerra è un servizio dovuto alla patria?
Qual è il senso di questo monumento posto di fronte al palazzetto dello sport che porta il nome di Mandela, grande esempio di nonviolenza, artefice di costruzione di pace e riconciliazione nel suo paese pur provato da un sanguinoso conflitto?
Qual'è l'esempio a cui i giovani devono fare riferimento? Quello di chi fa la guerra o quello di chi ha speso una vita per la pace? Ce lo chiediamo, un po' sconcertati che questa riflessione non sia comparsa nella mente di chi ha progettato il monumento ai carristi e la sua collocazione.
Gli adulti e le istituzioni devono sapere scegliere i messaggi da dare, specie ai giovani, e i messaggi sono spesso dati da gesti concreti della quotidianità, apparentemente innocui, in sostanza portatori di messaggi. Come il conferimento della cittadinanza onoraria della città di Modena all'Accademia militare.
Pensiamo che chi ha responsabilità istituzionali ed educative debba riflettere di più e soprattutto debba fare uno sforzo per “disarmare” la propria mente e tradurre in coerenza e rigore le proprie scelte: che siano sempre di e per la pace, nei fatti e non nelle parole.
Il Movimento Nonviolento di Modena



