Gentile direttore,
Desidero esprimere il mio plauso al lettore che ha avuto il coraggio di sollevare pubblicamente il problema del concerto di Nicola Piovani in Duomo, in occasione dei festeggiamenti per San Geminiano.
Da tempo, a Modena, si assiste a una preoccupante accelerazione nel processo di normalizzazione della secolarizzazione dei luoghi sacri, mascherata da cultura e giustificata da un indistinto e consolatorio “volemose bene”. Un principio tanto vago quanto utile a legittimare qualsiasi forzatura.
Colpisce che la Curia, pur disponendo di numerosi spazi idonei a iniziative culturali, continui a scegliere il Duomo come contenitore neutro, dimenticando che neutro non è. Ancora più sconcertante è l’assenza, in tali occasioni, di musica sacra: come se secoli di tradizione fossero un impaccio, un fardello da rimuovere per non disturbare il pubblico.
Eppure, anche oggi non mancano esempi di autentica bellezza nata dal sacro: basti citare monsignor Marco Frisina, che non a caso definisco il Michelangelo della musica sacra contemporanea. Evidentemente, però, il problema non è la mancanza di alternative, bensì la mancanza di criteri.
Così, tra rockettari, cantanti pop, attori improvvisati poeti e mostre che strizzano l’occhio alla provocazione, il sacro viene progressivamente ridotto a scenografia, quando non apertamente irriso.
Non si tratta di incidenti, ma di scelte preconfezionate e somministrate con l’etichetta rassicurante della “cultura”.In questo quadro già avvilente si inserisce anche lo smantellamento silenzioso di quell’universo monastico che Modena, come ogni sua consorella emiliana, aveva e che altrove resiste. Un impoverimento spirituale e culturale che non potrà mai considerarsi capitolo chiuso, come qualcuno erroneamente pensa.
Nemmeno il maggiore rigore dottrinale dell’attuale Successore di Pietro sembra aver arrestato programmi che, oltre a essere beffardi, risultano ormai prevedibili e, diciamolo pure, noiosi.
Mia nonna, appassionata di filosofia, amava ricordare che quando viene meno l’etica, inevitabilmente si inaridisce anche l’estetica. Il recente evento in Cattedrale ne è stata l’ennesima, sconfortante conferma.
Per dirla con parole più autorevoli: Quo usque tandem?
Purtroppo, non posso che chiudere con amarezza
Carolina De Benedittis



