Spettabile redazione,
Scrivo in merito alla recente Sagra dello Zampone di Castelnuovo Rangone, che quest’anno – con grande sorpresa di nessuno – si è rivelata l’ennesima occasione “pubblica” riservata a pochi intimi. Gli esponenti dell’opposizione, infatti, non sono stati invitati. Una svista, immagino. Oppure l’ennesima dimostrazione che, quando c’è da celebrare la comunità, qualcuno preferisce farlo in famiglia, con la porta ben chiusa dall’interno.
Il cosiddetto Partito Democratico, del resto, ci ha abituato da anni alla sua raffinata forma di pluralismo: quello in cui si ascoltano tutte le voci, purché siano le proprie. Una tradizione che si rinnova con una continuità invidiabile, quasi quanto i risultati delle sue politiche regionali.
Risultati che oggi vediamo chiaramente:
-una criminalità in crescita che, per una strana coincidenza, va spesso di pari passo con un’immigrazione gestita con la stessa cura con cui si organizza un trasloco dell’ultimo minuto;
-un mercato del lavoro sempre più “di qualità”… se per qualità intendiamo precarietà, stipendi bassi e competitività in decrescita;
-disservizi ormai così abituali che quasi fanno parte dell’arredo urbano;
-una sanità che, dopo anni di fuochi pirotecnici autocelebrativi, inizia a scricchiolare come una vecchia porta che nessuno si decide a oliare.
Che dire? Sarebbe il caso di aprire un dialogo vero, un confronto, un minimo di spazio democratico.
Ma forse chiedo troppo: se già una semplice sagra locale diventa una sorta di esclusivo salotto di partito, immagino quanto sia difficile immaginare una gestione realmente aperta dei temi più seri.Mi auguro che la redazione voglia dare spazio a questa vicenda e al problema più ampio che rivela: quando gli avvenimenti pubblici diventano eventi di parte, è tutta la comunità a rimetterci.
Con questo auspicio, vi saluto cordialmente
Elisabetta Tavaroni



