Il convegno “La violenza non ha genere” è riuscito a far finire in anticipo le ferie ai politici modenesi: da molti mesi non si vedeva una polemica così forte: dai tempi dei convegni pro Russia.
Ok, il titolo del convegno è clamorosamente fuori luogo: comunicativamente e politicamente. Con la morte di Lorena Isceri, gettata viva dal suo ex da un ponte nel Mugello, serviva qualcosa di meglio. E negli omicidi di coppia nove vittime su dieci sono donne: dire che il genere non conta è un’eresia.
Si vuole allora spiegare che l’uomo picchia ma la donna sa essere perfida? Le immagini della locandina e il “vampiro femmina” possono farlo pensare. Però leggendo i lavori e la storia dei relatori viene fuori qualcosa di meno banale. E anche di meno compatto rispetto alle accuse ricevute.
Pier Pietro Brunelli usa la metafora dei vampiri amorosi per uomini e donne. Primo Lorenzi parlerà di Medea: nel libro scritto con Liliana Dell’Osso tratta dei genitori che uccidono i figli per vendicarsi del partner: anche dei padri. Cinzia Mammoliti studia manipolazioni e ricatti psicologici: ha scritto anche sulle donne vittime di uomini abusanti. Gianni Casale contesta le contraddizioni fra procedimenti penali e civili nelle controversie familiari, spiegando che a volte le denunce sono pretestuose.
Ma spesso si confonde separazione e violenza: sono due temi completamente diversi.Lo sa bene Franco Boldrini: nel 2023 il Comune guidato da Gian Carlo Muzzarelli patrocinava i suoi incontri per padri separati: il comunicato è ancora sul sito del Comune. Il ciclo si chiamava “Il valore di essere padri”, al Centro per le famiglie. Si parlava del dolore della separazione, dei rapporti con l’ex partner e con i figli, dei problemi legali e della mancanza di una casa. Il gruppo esisteva già da tredici anni: non proprio una novità reazionaria arrivata a Modena per negare il femminicidio. Lo è diventata oggi?
Quello che è certo è che quasi nessuno di quelli che ha criticato o elogiato è andato oltre titoli e preconcetti e s’è informato sui contenuti. La politica s'è divisa fra chi vede patriarcato ovunque e chi considera scientifico qualsiasi argomento e lecito qualunque titolo, purché faccia arrabbiare il PD. Ma l’unico stupore lo proviamo, sinceramente, per il sindaco Massimo Mezzetti.
Nel frattempo qualcuno ha suggerito malignamente che le associazioni antiviolenza temano di perdere i soldi. Ma quei soldi servono: per aiutare nel concreto donne che devono andarsene di casa perché vengono picchiate, minacciate e controllate da mariti violenti, spesso ubriachi e drogati.
E finiamo sempre lì: da una parte il patriarcato come anticamera del woke, dall’altra l’immigrazione che sottrae risorse: benvenuta, campagna elettorale.
Magath
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