Il signor Ferrari, per diverso tempo subaffittuario di mio Nonno nella officina che faceva parte del complesso della allora Opera Pia Rainusso, più o meno in quell'area che oggi è via Rainusso, lasciò insoluti parecchi mesi di affitto. Ciò non lese l'amicizia con mio Nonno, diversamente da mio Zio Medardo che non lo poteva soffrire, si trovavano la sera al bar davanti lo Storchi assieme ad altri amici.
'Di su Enzo, quando è che mi ridai quei soldi che ti ho prestato' (diceva mio Nonno). 'Te tu mi hai prestato dei soldi? Mo no, l' era un reghel!' (rispondeva Ferrari) . Le sanno queste cose gli sceneggiatori del film? E poi, quando le sere d'estate mio nonno mi annunciava che mi avrebbe portato a cena fuori, sapevo già che saremmo andati a Maranello dove prima si sarebbero incontrati in fabbrica, poi avrebbero deciso di andare in uno dei soliti posti.
Entrando dalla via Giardini, sulla destra, c'era il reparto corse e ricordo quel 'dai, monta su, ma non toccare' ed io mi accomodavo con prudenza nella macchina di Castellotti, di Musso e di tanti altri piloti sfiorando il volante solo con gli occhi, ma sognando le corse.
Possono capire questo gli americani? Ogni tanto 'falliva' e mi ricordo i colloqui sconsolati tra mio Nonno, il commendator Martinelli, il cavaler Pirein, che mi divenne poi patrigno, e altri, Frascaroli, Marazzi, il ceramista Montorsi, l'ingegner Orlandi e molti di cui ricordo i volti.
E adesso cosa facciamo? Ci chiederà dei soldi? Ha detto che vuol vendere. Che creda io? E intanto io sorseggiavo una cedrata Tassoni, massima trasgressione concessami. Fu amato e odiato, rispettato e mandato a quel paese, falso e sincero nello stesso tempo, si era creato la sua maschera e purtroppo per molti è solo quella.
Sul libro del Circolo della Biella di cui fui uno dei rifondatori (tessera 22) c'è una foto che ritrae Ferrari ai box dell'autodromo durante le prove di una vettura e in disparte, a osservare, un ragazzino di 11/12 anni, non ricordo.
Giuseppe Bellei Mussini


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