Anno 2000. Accompagno il direttore generale del Policlinico, Augusto Cavina, a una riunione pubblica. Ero responsabile del Pronto Soccorso e del più grande sindacato medico del Policlinico, lo SNAMI-CIMO. Cavina mi informa della decisione politica di trasferire tutta la traumatologia nell’Ospedale di Baggiovara, allora in costruzione e pensato all’inizio come semplice nuovo contenitore del vecchio Policlinico. Era molto preoccupato: al Policlinico erano presenti tutte le specialistiche, con grande vantaggio per il paziente.
La finalità mi parve chiarissima: un enorme impegno finanziario e appalti da miliardi per il nuovo ospedale, mentre il Policlinico restava un eterno cantiere. Ne è controprova la proposta, di dieci anni prima, del medico provinciale Ermete Bortolotti: vendere l’area a privati, abbattere il Policlinico (privo da sempre di agibilità e abitabilità) e con il ricavato costruire in tempi brevi, a costo zero, un ospedale ultramoderno nelle vicinanze. Proposta respinta con sdegno. Anche perché nelle segreterie dei principali partiti si consultavano già ingegneri, architetti e cooperative.
Anno 2001. Diventa direttore generale del Policlinico il piemontese Claudio Macchi, che decide di dotarlo di un nuovissimo Pronto Soccorso e mi incarica di progettarlo sulla base della mia esperienza in Israele e negli Stati Uniti. Nel marzo 2009 il Presidente Napolitano lo inaugura, insieme al direttore generale Stefano Cencetti e al sottoscritto.
Intanto il caos tra Policlinico e Baggiovara continua, perché i direttori generali dell’AUSL, Giuseppe Caroli, e del Policlinico, Stefano Cencetti, avevano mandati diversi. Quello di Caroli era giustificare Baggiovara come centro di coordinamento di tutti gli ospedali della provincia, del tutto autonomo dal Policlinico, perfino con sistemi informatici diversi. In mezzo c’era l’Università, con le ambizioni dei singoli e un balletto indegno di reparti spostati senza criterio da un ospedale all’altro.
Il Piano attuativo locale del 2012, gestito dai sindaci, stabiliva (e ancora oggi è così) che bambini e donne in gravidanza con politraumi vadano al Policlinico, perché solo lì ci sono pediatria e ostetricia.
Poi il terremoto e la promessa della nuova direttrice generale, Licia Petropulacos, di mettere in sicurezza il Policlinico entro due anni: i lavori sono tuttora in corso.
Siamo a Gennaio 2019. Il grande annuncio, preceduto dal contrordine: Policlinico e Baggiovara devono diventare un’unica azienda ospedaliero-universitaria, mentre l’AUSL si occuperà di tutto il resto, ospedali periferici compresi. Ho letto con attenzione la lunga intervista di Mezzetti alla Gazzetta di Modena: una sequela di luoghi comuni, buona per qualsiasi città.
E i medici? Obbedienti. Le loro carriere sono decise dalla politica attraverso i direttori generali.
Daniele Giovanardi, già direttore del Pronto Soccorso del Policlinico di Modena
(1).jpg)
