Direttore, buon pomeriggio,
non è mia intenzione entrare nel merito della proposta Mezzetti & C. sul futuro del Policlinico di Modena, poiché ogni valutazione richiede dati e informazioni che, ad oggi, non mi risulta siano stati resi pubblici, fatta eccezion per le esigenze finanziarie.
Avendo tuttavia trascorso molti anni alla direzione di Policlinici universitari, vorrei sottoporre alla Sua attenzione un aspetto che, almeno nelle dichiarazioni finora rese, non mi sembra abbia trovato adeguato spazio: la dimensione universitaria del progetto e la sua integrazione con quella assistenziale.
La proposta riguarda esclusivamente la componente sanitaria oppure il finanziamento annunciato comprende anche gli spazi e le infrastrutture necessari alle attività universitarie di didattica e ricerca?
Un Policlinico universitario, infatti, non può essere concepito soltanto come una struttura ospedaliera, ma richiede spazi adeguati, sia all'interno sia in prossimità dell'ospedale, per ospitare aule, laboratori, attività di ricerca, ambienti per la formazione pratica e strutture di supporto alla vita universitaria. A Modena, se ricordo correttamente, sono disponibili circa 12.000 metri quadrati di spazi universitari nell'area di via del Pozzo, oltre agli Istituti biologici di via Campi. Sarebbe quindi importante capire come queste strutture si inseriscano nell'ipotesi di sviluppo complessivo del Policlinico.
Nelle mie precedenti esperienze, l'esigenza di garantire una reale integrazione tra assistenza, didattica e ricerca ha richiesto investimenti significativi anche sul versante universitario.
A Roma, accanto all'Ospedale Sant'Andrea dell'Università La Sapienza, con circa 500 posti letto, furono realizzati edifici per oltre 40.000 metri quadrati. Analogamente, a Perugia, in prossimità del nuovo ospedale da circa 750 posti letto, furono realizzati oltre 40.000 metri quadrati destinati ad aule didattiche, laboratori, aule multimediali, studi e locali vari.
Queste esperienze mi portano a ritenere che, quando si ragiona in prospettiva, la progettazione di un Policlinico universitario debba considerare fin dall'inizio non soltanto le esigenze dell'assistenza, ma anche quelle della formazione e della ricerca, evitando che queste ultime vengano affrontate come elementi accessori o rinviate a una fase successiva.
Il modello di sviluppo più attuale tende infatti a favorire la realizzazione di Campus della Salute integrati o strettamente connessi ai Policlinici, in grado di creare una continuità concreta tra attività clinica, formazione universitaria e ricerca scientifica. Se, per alcune attività formative dei primi anni di corso, la contiguità fisica con l'ospedale non costituisce necessariamente un requisito normativo rigido, la prossimità tra le strutture assume comunque un valore rilevante sul piano organizzativo, didattico e scientifico, soprattutto per la formazione clinica e professionalizzante.
Un campus, inoltre, non dovrebbe limitarsi a mettere a disposizione aule e laboratori.
Credo pertanto che, nel valutare le prospettive del Policlinico di Modena, sarebbe importante chiarire se il progetto consideri questa visione complessiva e quali risorse siano previste per realizzarla. È un tema che riguarda non soltanto il futuro dell'ospedale, ma anche la qualità della formazione dei futuri professionisti sanitari e la capacità del sistema modenese di sviluppare ricerca e innovazione nel lungo periodo.
Un cordiale saluto.
Dottor Stefano Cencetti
(1).jpg)
