A proposito del primo, sono stati comunicati gli step successivi al via libera della Conferenza dei Servizi per procedere alla variante urbanistica. Questo non significa che il progetto architettonico vada bene, e anzi potrebbero rendersi necessarie sostanziose modifiche. La previsione è di parecchi mesi di lavoro ancora per giungere al termine effettivo dell’iter prima dell’inizio dei lavori.
Il secondo tema è ancora più problematico. A grandi linee si può dire che il progetto è – potenzialmente – molto migliorato e si comincia a vedere l’impatto positivo che può avere sulla città: già sono in corso attività promosse dalla FCRMO che danno un’idea concreta dei principali indirizzi (digital humanities e attività educativa) che il progetto intende in seguito sviluppare a pieno. Tutto il merito va alla Fondazione che, oltre alle attività che promuove autonomamente, si è accollata anche un ruolo di supplenza delle carenze statali assegnando delle borse di studio a ricercatori di Unimore.
Ma, siccome un progetto è anche fatto delle sue parti, non possiamo non considerare che le due parti principali che lo compongono sono interessate, per diversi motivi, da problemi molti seri.
Il primo riguarda la parte che verrà assegnata al MIBACT per collocare una frazione della Biblioteca Estense, creando una vastissima sala di lettura. Come non ci stanchiamo di ripetere, una ‘sala di lettura’ è cosa diversa da una ‘sala studio’ e comporta un impegno economico e di personale di grande entità. Non risulta che questo impegno sia stato quantificato e reso cogente nell’accordo con il MIBACT. Il rischio è che la parte più consistente (3700 mq) e più prestigiosa (la ”tenaglia”) degli spazi del palazzo Sant’Agostino vengano assegnati a chi potrebbe non riuscire a garantirne la corretta ed efficace gestione. Se consideriamo che attualmente, per l’intera Biblioteca Estense (e quindi non solo la parte che sarà trasferita al Sant’Agostino, che è minoritaria) sono in funzione due soli bibliotecari e che la sala di lettura a piano terra del Palazzo dei Musei è stata chiusa per mancanza di personale, possiamo renderci conto della concretezza di un problema che potrebbe mettere in grave crisi tutto il progetto.
Il secondo riguarda la Fondazione Modena Arti Visive (MAV).
Ci è anche parso, come già abbiamo detto, che non sia ancora stato prospettato un percorso allineato con il rilievo nazionale del MAV. Non si pretende che tutto funzioni da subito, ma occorrono urgentemente segnali che si intende imboccare una strada di visione generale e di impegno di lavoro, in stretta collaborazione con i dipendenti e collaboratori che sono la forza trainante delle tre istituzioni.
Questi problemi non possono essere sottovalutati, accontentandosi dell’affresco generale che ci è stato presentato ieri, ma anzi è quanto mai urgente mettere in sicurezza questi pilastri, senza i quali tutto il progetto potrebbe implodere.
Associazione degli Amici del Sant’Agostino - Rossella Ruggeri e Elio Tavilla
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