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Dossier inceneritore: la 'bufala' del termovalorizzatore ed Hera non parla

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Per capirci per esempio  bruciando un barile di petrolio si ottiene 100 di energia, con lo stesso barile dopo aver prodotto la plastica che poi viene incenerita e prodotta energia elettrica recupero circa 11 della energia. Perso, o meglio non  utilizzato e/o non utilizzabile, circa  89% della energia  in ingresso


Dossier inceneritore: la 'bufala' del termovalorizzatore ed Hera non parla

Il Comitato Modena Salute e Ambiente, uno dei protagonisti della opposizione al raddoppio dell’inceneritore, ha realizzato per la Pressa un dossier dettagliato che fotografa attraverso le cifre diffuse dal gestore stesso (Hera) la situazione dell’impianto modenese che brucia ogni anno oltre 200mila tonnellate di rifiuti. 

Pubblichiamo il dossier in più puntate, il mercoledì e il venerdì. Siamo giunti oggi alla ventesima puntata.

PER ORA HERA NON HA VOLUTO COMMENTARE

Il  termine Termovalorizzatore nasce dal tentativo di dare una sorta giustificazione energetica agli inceneritori, citando argomenti di Rendimento e Recupero energetico.

2003 dicembre  In prima battuta nel caso di Modena si pensava addirittura ad un Termodistruttore, più una pia speranza che una realtà visto che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Notare anche che il raddoppio viene proposto come semplice “adeguamento funzionale'.

Rendimento e/o recupero energetico è  uno dei motivi per cui si prova a chiamarlo (impropriamente)  “termovalorizzatore” anziché inceneritore. I due termini sono spesso scambiati tra loro come equivalenti, ma in questo caso hanno una differenza.  Il Rendimento energetico, in generale, è il rapporto tra l’energia che entra e quella che esce da un dispositivo/macchina.  Il rendimento non può essere mai 1 (uno), causa attriti e dispersioni varie,  se no avremmo il moto perpetuo…  Il Recupero è quanta di questa energia in uscita si riesce poi a usare in pratica, altrimenti anche il miglior rendimento non serve a nulla.  Rendimento: Nel caso dell’inceneritore l’energia che entra è incorporata nel materiale che entra ( il già citato PCI potere calorico inferiore)  e che il processo di combustione ( a circa 1000 gradi) “libera” generando calore che scalda l’aria (ci scusino gli esperti…) con un rendimento “burocratico” dell’ 88%, ma reale del 63%. Vedi sotto.

Rapporto valutativo sull’attività di monitoraggio effettuata nell’intorno dell’area dell’impianto. Anno 2015 di ARPAE

Il  rendimento indicato  0,88 (88%) beneficia di un “bonus” di +38,2% nella formula di calcolo, previsto e autorizzato dalle normative citate, il rendimento (efficienza) reale si aggira su 63% circa, come indicato più avanti. Ma la combustione dei rifiuti, con il suo rendimento/efficienza energetica, è solo l’inizio del processo di recupero. Per ora con la combustione  dei rifiuti ha solo generato una massa di aria rovente. Recupero: con  questa enorme massa di aria/fumi roventi si fa bollire acqua  per generare vapore e con ciò fare girare una turbina che a sua volta fa girare un alternatore con cui produrre energia elettrica da immettere/vendere alla rete elettrica nazionale.  Energia elettrica, tra l’altro, pagata dal Gestore della rete elettrica come prodotta da fonti rinnovabili(!) circa 10 milioni di euro/ anno (vedi puntata sui costi). Ognuno di questi passaggi (caldaia-turbina-alternatore) abbassa il rendimento energetico che alla fine, sotto forma di energia elettrica prodotta  scende al 24%  da cui sottrarre il 13% per i consumi interni,  e conferita all’esterno circa il 22% globale  utile. Vedi tabella sopra.

Il recupero energetico si attesta al 22% circa di quella in entrata, sotto forma di energia elettrica immessa in rete.   Però il dato 22% non è completamente indicativo del bilancio energetico, perché questo recupero, comunque basso, considera i rifiuti “ al cancello” già fatti e pronti da incenerire.  Invece carta e plastica non esistono in natura, (a differenza ad esempio del petrolio) bisogna prima fabbricarli, impiegando materie prime e ancora  energia.  Tale quantità di energia, usata per produrre carta e plastica, va quindi sottratta a quella recuperata, abbassando ulteriormente la percentuale di recupero.  Di quanto ?  Non esistono dati certi, l’ unica indicazione è che con due kg di petrolio  si ricava circa un kg di plastica. E quindi con una certa approssimazione ipotizziamo un meno 50%, ma non cambia di molto con un meno 30% o meno 40%.   

Il che porta a un recupero di circa 11 % dell’energia globale in ingresso. Per capirci per esempio  bruciando un barile di petrolio si ottiene 100 di energia, con lo stesso barile dopo aver prodotto la plastica che poi viene incenerita e prodotta energia elettrica recupero circa 11 della energia. Perso, o meglio non  utilizzato e/o non utilizzabile, circa  89% della energia  in ingresso.

Nota bene : dato variabile secondo le approssimazioni scelte, ma comunque intorno al  80-90% di energia persa. Energia che viene dispersa in atmosfera sotto forma di aria calda, sono le già citate “emissioni inquinanti” e valgono 1.100.000.000 di  metri cubi  anno(1.1 miliardi).

Troppo pignoli con i conteggi ? Bene, ma ricordiamoci che anche se non lo facciamo noi questi conteggi li fa il pianeta, e non ne dimentica uno. 

Nota del Comitato MSA: visti i risultati riteniamo più adatto il nome di TermoSvalorizzatore”Giochi di parole a parte riteniamo assolutamente non sostenibile l’argomento “recupero” energetico a supporto del proseguimento all’incenerimento rifiuti, per non parlare di inquinamento, salute, costi ecc.



Redazione La Pressa
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