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Emilia Romagna zona arancione: Bonaccini frenava ma era indispensabile

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Siamo al limite dell'implosione, almeno a Modena. Questa è la verità. Andranno ricercate le responsabilità e individuati gli errori. Ma ora bisognava chiudere


Emilia Romagna zona arancione: Bonaccini frenava ma era indispensabile

Bonaccini ci aveva provato con una ordinanza in extremis ad evitarla, ma - considerata la situazione degli ospedali - il giro di vite in Emilia Romagna (o almeno nelle province con più contagi come Modena) era indispensabile. Lo avevamo scritto, le ulteriori limitazioni della libertà imposte dal Governo sono dolorose (a partire dal divieto di spostarsi da un Comune all'altro) ed economicamente devastanti, ma in questo momento sono purtroppo inevitabili. Inevitabile tentare di limitare la diffusione del virus, lo ha detto chiaramente ieri il direttore della Azienda ospedaliera di Modena auspicando un vero e proprio lockdown: con 242 pazienti in degenza ordinaria e di 70 di terapia intensiva a fronte di 273 posti di degenza ordinaria e 88 di intensiva a Modena la situazione non è più sostenibile.
Siamo al limite dell'implosione, almeno a Modena.
Questa è la verità.

Certo, è doveroso chiedersi cosa non è stato fatto in termini di prevenzione - anche a livello locale - in questi mesi, come è stato possibile passare dall'assurdità dei droni a colpire i corridori solitari e delle chiese sigillate a marzo al liberi tutti di giugno. Cosa non è stato fatto in termini di investimenti, di assunzioni di medici e di acquisto di nuovi autobus e quali sono i limiti del famoso Hub nazionale inaugurato a giugno dal ministro Speranza che avrebbe dovuto fare di Modena centro capace di accogliere malati da tutta Italia.
E' doveroso chiedersi se l'ultima spiaggia rappresentata dal lockdown (con conseguenze immani per l'economia e la tenuta psicologica dei cittadini) non fosse evitabile con politiche di tracciamento serie, non con la barzelletta di Immuni, e con regole che imponessero atteggiamenti diversi nei mesi scorsi.
E' doverso chiedersi se la retorica di Muzzarelli con i suoi 'Tavolini sotto le stelle' sia stata opportuna o se, viceversa, abbia contribuito a creare la sensazione che, tutto sommato, la situazione era sottocontrollo, quasi normale.
E' doveroso investigare sulla strage (termine che Muzzarelli respinge ma che è assolutamente opportuno) nelle case di riposo.
E' doveroso chiedersi quali siano state le responsabilità di una opposizione che - anche a Modena -, Lega e Fratelli d'Italia in testa, ha oggettivamente minimizzato il problema, ha contestato le restrizioni, a volte ha finanche deriso gli appelli dei medici. Buttandola in politica, quasi sostenendo quegli insulsi ritornelli a commento del bollettino giornaliero sempre peggiore... 'Ma sono morti di covid o col covid', 'ma con l'influenza nel 2018 ne sono morti di più'... E altre amenità.

Queste domande non possono essere cancellate. Andranno analizzate una per una e dovrà essere data una risposta. Ma ora, vista l'emergenza, non si poteva fare altro. Bonaccini, forse anche complice la malattia che lo ha colpito in prima persona (e a lui vanno i più sinceri auguri di piena guarigione anche dalla nostra redazione), lo aveva capito e ha cercato una mediazione (trasformatasi poi per paradosso in un aggravio delle restrizioni ma non importa), Muzzarelli nemmeno lo ha intuito, nemmeno ha lanciato un appello alla chiusura in questi giorni, limitandosi a una sfuriata sull'uso della mascherina (qui il video). Per fortuna, anche se in ritardo, ci ha pensato il Governo. E adesso speriamo sia sufficiente a evitare il collasso.

Giuseppe Leonelli



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