Perché Barcaiuolo, da grande leader, ha vinto. Non conta il distacco di 30 punti e passa a Modena; il distacco di 25 punti e passa a Carpi; il distacco di 30 punti nei Comuni piccoli, nonostante la sostanziale parità o il vantaggio del centrodestra – segno che tutti i candidati sono stati sbagliati. No, non conta, ha ragione Barcaiuolo. Quello di Modena è un risultato storico. Come quello di Carpi, come ha correttamente dichiarato la di lui moglie Annalisa Arletti in un recente comunicato. Perché la politica è ben altro che vincere o perdere. Ci vuole pazienza, visione, lungimiranza. È come piantare ottimi semi, annaffiare, e aspettare e sperare che venga il sole. E che dai semi si produca una nuova classe politica di qualità, capace di ribaltare ogni pronostico nei decenni a venire. Perché il chicco di grano caduto che muore non è da solo, e dà frutti, nella misura di dieci a uno o anche di più.
Eppoi vogliamo parlare degli alleati? Delle loro liste, non di certo competitive come quelle di Barcaiuolo? Delle loro preferenze, non di certo come quelle dei Fratelli d’Italia, ne vogliamo parlare? Per fortuna che gli alleati sono stati schiacciati nei numeri e negli eletti. E che da queste elezioni escono liste di opposizione con una credibilità maggiore rispetto a quelle di cinque anni fa, tanto da poter finalmente costituire gruppi consiliari di qualità. Mica come la Lega di Prampolini e della Boccaletti del 2019, per dire.
Poi in tutto questo c’è il silenzio del PD. Barcaiuolo è riuscito a zittire il PD.
Da umili discendenti di contadini ci permettiamo però un’osservazione a Barcaiuolo: se si piantano i semi a giugno, anche se ottimi, e escono le piantine, poi il sole troppo alto le brucia. Forse è proprio questo lo scopo politico, beninteso: perché piantine troppo alte potrebbero poi fare troppa ombra.
Magath


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