A pochi mesi dal voto gli aspetti giudiziari della indagine per concussione a Carpi, con il clamoroso sequestro da parte dei carabinieri di faldoni in Comune, si intrecciano con gli aspetti prettamente politici. Il Pd formalmente ieri ha detto di appoggiare in pieno l'operato del duo Bellelli-Morelli, ma è inevitabile considerata la delicatezza della questione pensare a un piano B nel caso in cui l'indagine giudiziaria dovesse avere risvolti negativi prima del voto del maggio 2019. Poche settimane fa il Pd aveva rilanciato la candidatura del sindaco uscente, il quale dopo lunghi tormenti aveva riacceso il patto con l'amico-nemico Simone Morelli. Un tandem cattolico-ex Ds che aveva fatto svanire il lungo corteggiamento tra Morelli, una fetta di Forza Italia Carpi e Carpi Futura.
Ma ora la situazione pare sfuggita di mano al Pd che dopo aver chiesto le dimissioni di Morelli e non avendole ottenute ha dovuto ripiegare ostentando fiducia. Con Morelli si sono schierati buona parte dei cattolici (in primis il senatore Edoardo Patriarca che con Morelli condivide la militanza nell'associazione Sistema Futuro) ma anche l'ex sindaco Campedelli, mentre i suoi avversari sono Bellelli stesso e il (debole) segretario provinciale Davide Fava.
E' in questo schema che si inserisce la figura dell'assessore Stefania Gasparini, ex Cisl, anti-richettiana e sostenuta dagli ex Ds romani con il candidato favorito alla segreteria Pd Nicola Zingaretti in testa. Obiettivo della Gasparini è saldare le (per ora presunte) responsabilità di Morelli con quelle del sindaco Bellelli per provare a costringere il Pd a cambiare il candidato in corsa e puntare sulla sua figura. In alternativa? Scalzare Enrico Campedelli (forte del patto con Morelli) dal trono di consigliere regionale Pd alle elezioni di fine 2019. Il tutto con un Pd carpigiano sempre più in crisi e con le opposizioni 5 Stelle con Monica Medici e centrodestra con Roberto Benatti (il primo a sollevare il caso questa estate proprio attraverso La Pressa) pronte ad approfittarne,
Leo

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