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Scuole per ricchi e scuola pubblica per poveri: ecco Modena inclusiva

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Altro che asili nido gratis... Dove sono i Solidali? Dove sono i Liberi e Uguali? E i 5stelle? Muti. Dove sono sindacati, associazioni?


Scuole per ricchi e scuola pubblica per poveri: ecco Modena inclusiva

Secondo Vincenzo Nicoletta del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali UNICAL, “le disuguaglianze nelle opportunità di istruzione possono essere definite come il fenomeno per cui gli individui… non frequentano scuole uguali o equivalenti dal punto di vista delle opportunità di apprendimento o di altro genere che esse offrono.”
L’economista francese Thomas Piketty, uno dei massimi esperti di disuguaglianze, ha recentemente sostenuto su Le Monde che per combattere il razzismo, occorre combattere le diseguaglianze. Fabrizio Barca, nel suo forum disuguaglianze, sostiene che ”le disuguaglianze in termini di accesso alle opportunità educative influenzano molte altre dimensioni della vita degli esseri umani sin dalla primissima infanzia e lungo tutto l’arco di vita”.

All’inizio dell’anno scolastico avevo denunciato, con adeguata documentazione, su queste pagine, come la stratificazione sociale, a Modena, inizi proprio dalla scuola dell’infanzia. Reazioni? Il nulla

Dal centro destra non mi aspettavo niente, ma dal centro sinistra qualche timido accenno di riflessione me lo sarei aspettato. Nulla dal Pd né dalla galassia dei partitini di supporto, pronti a spartirsi qualche posto (compreso nella Fondazione Cassa di Risparmio), ma timidi ad esporsi; dove sono i Solidali? Dove sono i Liberi e Uguali? E i 5stelle? Muti. Dove sono sindacati, associazioni? Muti.
E allora ripartiamo da capo.

Il 17 novembre, il sindaco Muzzarelli, nell’occasione della concessione della cittadinanza onoraria a 216 bambini nati a Modena, dichiarava: “Valorizziamo le differenze affinchè non si trasformino in disuguaglianze”; una bella dichiarazione di principi in netto contrasto con quanto accade nella nostra città.
Proprio qualche tempo prima, il 25 settembre, sulla stampa locale, veniva portata all’attenzione la situazione della scuola statale Boschi: nella sezione dei 3 anni tutti i bambini sono stranieri; di questi, solo tre sono nati in Italia. Qualche commentatore titolato, ma poco informato, aveva attribuito questo ad un problema territoriale; se così fosse, perché nella vicina scuola cattolica i termini sono praticamente rovesciati? E, per favore, si lasci stare la religione; qui, quello che conta è il portafoglio.

Infatti, il problema, come da me denunciato, è legato solamente al sistema tariffario; i meno abbienti si orientano verso le meno costose scuole statali, il ceto medio si distribuisce nelle, mediamente costose, comunali/cattoliche /convenzionate, i ricchi di sinistra di destra, cattolici ed atei, tutti insieme allegramente, nelle molto costose scuole private. Non so se le scuole per ricchi abbiano insegnanti migliori delle altre (personalmente non lo credo), o abbiano strutture ed attrezzature migliori (non sempre,); il problema non sta qui, ma nella ricerca per i propri “gioielli” di situazioni in cui “in un ambiente protetto, ci siamo solo noi e non ci sono quelli che rallentano i programma”.
Alla faccia della Modena inclusiva.

Perché accade ciò nella scuola dell’infanzia e non, ad esempio, alla primaria? Semplicemente perché nel settore della primaria la quasi totalità dei bambini frequenta scuole pubbliche e gratuite e questo consente, salvo qualche eccezione, la formazione di classi abbastanza eterogenee. Al contrario, nelle scuole dell’infanzia modenesi sono presenti diversi, troppi gestori, ognuno dei quali con proprie tariffe. Se fossero tutte statali, o comunali, questo problema, semplicemente, non ci sarebbe; ma questo non è accaduto pur sapendo che, ad esempio, per le statali, tutto il costo del personale sarebbe a carico dello stato.  

Qualche esperto del settore ha ammesso che sì, qualche problema c’è, ma che è impossibile risolverlo. Vero? Non credo. Basterebbe applicare quello che già si sta facendo nella sanità dove il sistema è pubblico con ampie convenzioni col privato, stabilendo cioè tariffe legate alle fasce di reddito valide per tutto il sistema; questo consentirebbe a ciascuno di fare le proprie scelte senza nessun vincolo di tipo economico. Allora Modena sarà davvero inclusiva e non aprirà le porte alla stratificazione sociale. Altro che “nidi gratis”; questa è la vera sfida.

Franco Fondriest


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Franco Fondriest
Franco Fondriest

Sono di origine trentine, ma ho trascorso la maggior parte della mia vita a Modena. Mi sono laureato in pedagogia ed ho svolto la mia attività lavorativa prevalentemente nella mia ..   Continua >>


 

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