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'Aemilia, mafie entrate perché chiamate non da pubblico ma da privati'

'Aemilia, mafie entrate perché chiamate non da pubblico ma da privati'

L'assessore regionale Mezzetti: 'Forte difficoltà riscontrata con alcune organizzazioni di rappresentanza economica nell'affrontare la questione'


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 'La gran parte delle infiltrazioni e del radicamento delle organizzazioni mafiose nel tessuto economico non si e' concretizzata per responsabilità del sistema pubblico, degli enti locali. La requisitoria dei pm al processo Aemilia lo dice molto chiaramente: le mafie entrano nel nostro tessuto economico perche' chiamate dai privati'. Lo segnala l'assessore alla Legalita' dell'Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti, parlandone oggi a un convegno a tema in viale Aldo Moro, promosso insieme con l'Anci regionale, nella cornice del Testo unico per la legalità adottato dalla Regione in questo mandato. Nella sala Fanti si discute di gestione dei beni confiscati col prefetto Ennio Mario Sodano, che dirige l'Agenzia nazionale che se ne occupa, ma anche di edilizia, appalti e legalità così come di criminalità ambientale, insieme con vari ospiti tra esperti, rappresentanti delle forze dell'ordine e sindacalisti. Dunque, come emerso tra le pieghe di Aemilia, puntualizza Mezzetti, 'c'è una responsabilità del mondo economico privato, che in un periodo di dura crisi ha pensato di poter fruire di imprese e personaggi che potevano abbattere i costi e rendere piu' competitive le stesse ditte nostrane, che invece alla fine sono state fagocitate'.
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In sostanza, continua l'assessore regionale, 'c'è un problema di rapporto privato-privato: chi era con me nella Consulta della legalità ha vissuto direttamente la difficoltà riscontrata con alcune organizzazioni di rappresentanza economica, nell'affrontare la questione dell'intervento del legislatore sul fronte della legalità. Ci sono state- rileva Mezzetti- forti ostilità e resistenze, si è addirittura evocato il ricorso al codice civile per impedire che noi legiferassimo tramite norme che avrebbero potuto interferire col mercato privato'. 

In tutto questo, l'esponente della giunta Bonaccini chiede quindi uno scatto al legislatore nazionale: 'Continuiamo a rivendicare la possibilita' da parte del pubblico non di un'ingerenza nel mercato privato, ma quanto meno di avere strumenti di verifica e controllo anche nei rapporti tra privati, laddove ci sono segnali di pericolo di infiltrazione mafiosa'. Del resto, per la Regione e' anche una questione di responsabilita': 'Se in un territorio arrivano personaggi in odore di mafia, alla fine si va a chiedere conto al sindaco e all'amministrazione comunale- insiste Mezzetti- e non a Confindustria o a Confesercenti... Se dobbiamo rendere conto, dobbiamo avere strumenti per poter eventualmente intervenire'.

Intanto, al convegno arrivano ringraziamenti a Sodano per 'l'accelerata' assicurata al timone dell'agenzia nazionale sui beni confiscati, organismo che sconta sempre problemi di agibilita' e funzionamento ma anche di privacy come emerso di recente, nel gestire gli immobili sottratti alla malavita e da riassegnare a fini sociali ai Comuni.
Se risultano 119 i beni confiscati in via definitiva in Emilia-Romagna, piu' o meno nell'ultimo anno ne sono stati consegnati 17. Gli ultimi casi sono stati quello di villa Celestina a Bologna e di un immobile a Formigine, di cui il cui sindaco Maria Costi ringrazia oggi al convegno, ma 'a breve ne consegneremo uno per la prima volta anche al Comune di Maranello', annuncia Sodano.
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