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'Bilancio Modena, la giunta approva stangata Irpef in piena pandemia'

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La consigliera del Popolo della Famiglia Elisa Rossini: 'Ciò che si dovrebbe fare viceversa è liberare risorse a favore dei privati'


'Bilancio Modena, la giunta approva stangata Irpef in piena pandemia'

'La maggioranza ha approvato un bilancio nel quale è previsto l'aumento dell'addizionale comunale all'Irpef. In un tempo così grave e nonostante le opposizioni abbiano a più voci richiesto e prospettato differenti soluzioni, il sindaco e la sua giunta hanno porposto e la maggioranza ha approvato, l'aumento dell'addizionale comunale all'Irpef gravante in special modo sul ceto medio, con una delibera immediatamente esecutiva. E ciò è accaduto ieri, 26 marzo 2020, in piena emergenza da Covid 19, in un momento in cui ai cittadini rischia di mancare liquidità per la chiusura di varie attività'. Così la consigliera del Popolo della Famiglia Elisa Rossini commenta l'approvazione di ieri del Bilancio del Comune di Modena motivando il suo voto negativo.

'Colpisce l’aumento delle imposte che grava sul ceto maggiormente produttivo del tessuto economico modenese. Come sempre la ricetta di questa amministrazione è gravare sul ceto medio e non intaccare alcuni servizi che in verità potrebbero essere ripensati: le spese maggiori vanno per i servizi di welfare con 20.331.648, 12 euro di uscite a fronte di soli 11.173.942,75 euro di entrate. L’aumento dell’addizionale comunale dell’Irpef riduce il reddito disponibile dei cittadini ed in particolare del ceto medio. In un contesto economico recessivo un incremento delle imposte non ha un effetto benefico sull’andamento congiunturale ma anzi lo accentua perché il reddito del cittadino tende a ridursi ulteriormente - afferma la Rossini -. L’aumento delle imposte è misura da evitare soprattutto in un contesto, come il nostro,  in cui l’amministrazione opera già in avanzo. La relazione al bilancio di previsione fa leva sull’aspetto redistributivo sottolineando che la finalità è quella di recuperare mancato gettito su un imposta di carattere patrimoniale (la nuova IMU) con un prelievo sul reddito. Va rilevato che la riduzione dell’imposta patrimoniale è a beneficio da un lato delle abitazioni di lusso, dall’altro degli immobili di categoria D che sono sostanzialmente immobili ad utilizzazione produttiva. Nel contesto recessivo in cui ci stiamo trovando questa riduzione dell’imposta, soprattutto con riguardo agli immobili a destinazione produttiva cat. D, produce un beneficio a favore delle imprese o comunque di soggetti che possono impiegare le risorse risparmiate in investimenti che hanno una estrema rilevanza perché possono produrre un effetto anticiclico insomma di contrasto all’andamento economico negativo. La riduzione dell’imposta di carattere patrimoniale pertanto non deve essere necessariamente compensata, proprio perché ha potenzialmente un effetto benefico'.

'Altro aspetto da sottolineare è la volontà che traspare dal bilancio di previsione di conservare in avanzo l’amministrazione e, come si è detto, non fare debiti, mantenendo nel contempo un livello impositivo elevato in capo ai cittadini. Questo è, a nostro avviso, sostanzialmente sbagliato perché, al contrario, ciò che si dovrebbe fare è liberare risorse a favore dei privati perché i privati investano nel territorio utilizzando le risorse che risparmiano dalle imposte. Bisogna incentivare i soggetti che è più probabile che investano nel territorio e pensiamo innanzi tutto alle imprese e ancor più in un contesto socio economico come quello modenese dove il sistema imprenditoriale esiste ed ha prodotto dal dopoguerra in avanti risultati eccellenti - ha detto la Rossini nel suo intervento in aula -. Una riduzione dell’imposta patrimoniale sugli immobili produttivi consentirebbe proprio a questa categoria di soggetti, le imprese, di utilizzare quelle stesse risorse nell’ambito del territorio modenese con larghi benefici per la cittadinanza. E siamo convinti che a volte le risorse possono essere impiegate in modo più utile, efficace ed efficiente dai privati che dall’ente pubblico, basta liberare le risorse, la creatività e la progettualità. I privati in tal modo investono sul territorio e questo va a beneficio della collettività. In altre parole e per chiarire meglio il concetto: non è l‘ente pubblico che decide e sa come è meglio gestire i soldi, convinzione che invece appartiene a questa giunta che per compensare una benefica riduzione dell’imposta patrimoniale che quindi non avrebbe bisogno di essere compensata, aumenta l’imposizione fiscale'.

'Altro elemento da considerare è la totale assenza di investimenti a favore delle famiglie. Siamo stati più volte sollecitati nel corso delle commissioni ad avere uno sguardo d’insieme perché, si dice, la famiglia è sostenuta con le varie misure di welfare. Abbiamo già detto che la finalità principale che traspare è quella di costruire lo scatolone del welfare attorno alle persone incanalando creatività e progettualità in un binario unico, ingabbiando risorse e sottraendo disponibilità economiche. E ciò vale anche per le famiglie. C’è un modello precostituito, una macchina pubblica e all’interno di quegli ingranaggi si collocano, o meglio vengono stritolate le famiglie così come le imprese. Anche alle famiglie occorre dare risorse direttamente nella loro disponibilità. Abbiamo già avuto modo di sottolineare in altre occasioni come lo Stato è al servizio delle famiglie, non viceversa. Dove la famiglie non arriva da sola lo stato la sostiene per dare alla famiglia le risorse per realizzare il proprio progetto originale di vita. Accanto alle strutture degli asili nido occorre quindi prevedere misure che diano veramente alle famiglie la possibilità di scegliere tra il nido e la crescita del bambino nei primi anni di vita in casa e quindi la madre con la quale il bambino sviluppa un legame fondamentale deve essere messa nelle condizioni di scegliere se utilizzare il nido oppure dedicarsi esclusivamente al lavoro di cura della famiglia. E invece alla famiglia nulla è dato. Se andiamo a verificare la voce di bilancio “interventi a favore delle famiglie” possiamo constatare come le risorse servano per sostenere spese di gestione, spese di personale, non un euro degli importi stanziati va direttamente nelle tasche delle famiglie modenesi. Impresa e famiglia sono quindi fortemente penalizzate da questo bilancio di previsione proprio in un momento in cui queste due realtà saranno in prima linea per ricostruire dopo la fine dell’epidemia'.

'E’ opportuno poi un cenno a quelli che possiamo definire veri e propri carrozzoni comunali. Il Comune mantiene troppi enti con enormi finanziamenti (San Flippo Neri-Porta Aperta) per servizi sui quali non esiste rendicontazione e che nn generano alcun profitto, mentre cresce il numero delle imprese che detengono un credito nei confronti del Comune (20 milioni di euro). Vi è poi la questione partecipate. La mancanza di alternanza amministrativa che possa portare ad una nuova visione della città emerge con forza anche dall’andamento delle partecipate del Comune tra le quali spiccano le perdite di Modena Fiere e ASP Caritas. Altra voce critica è quella dei servizi culturali e sportivi: le spese ammontano a 1.509.872,72 euro per entrate pari solo a 273.496,39 euro, oltre al finanziamento a pioggia di alcune polisportive e la criticità ormai cronica della gestione delle piscine. Infine l’approccio al tema dell’ambiente in cui si evidenziano pesanti contraddizioni. Si propone come un mantra la costruzione di nuove ciclabili lasciando in totale abbandono quelle già esistenti e, soprattutto si rimane completamente inerti sull’inceneritore di Hera che brucia i rifiuti  di tutta la regione e che crea pesanti problemi sulla qualità dell’aria'.


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